Il Tirreno

Pisa

Il “bruco” contro i tumori funziona: 300 interventi

di Gian Ugo Berti
Il “bruco” contro i tumori funziona: 300 interventi

Medici anche dal Giappone all’ospedale di Pisa per vedere all’opera il rivoluzionario colonscopio

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PISA. Otto anni di collaborazione fra Scuola Sant’Anna ed Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana per poter vedere all’opera il “bruco” che scopre il tumore, ovvero la nuova metodica di colonscopia che si comanda come una playstation. Sono già 300 gli esami eseguiti a Pisa.

Sono venuti medici fin dal Giappone per vederlo in azione. Da noi è una realtà ormai consolidata dal 2008. È chiamato appunto il “bruco robot”. Sì, perché l'importanza innovativa dell'apparecchio, impiegato nella colonscopia per lo studio delle malattie intestinali, sta nel mimare la particolare capacità di muoversi di questo animale, differente dalla tecnica tradizionale.

Nato da un'idea della Scuola Superiore Sant'Anna, è stato in seguito perfezionato dall'esperienza di un'industria pisana, la Endotics Italia. All'inizio, era limitato a quei casi in cui la colonscopia aveva fallito nella visione di tutto il colon, perché non era in grado di eseguire le biopsie ovvero il prelievo di frammenti di tessuto intestinale. Oggi, molti particolari sono migliorati, allargandone le possibilità d'impiego.

La prima novità è che il sistema sfrutta un principio di contrazione e allungamento che ricorda i movimenti di un bruco geometride. La sonda, dotata di una telecamera ad alta risoluzione, si àncora alternativamente in testa e in coda alla parete interna del colon attraverso un effetto ventosa in modo da potersi accorciare ed allungare.

La seconda novità è che, come una playstation, si muove dietro i comandi impartiti dall'endoscopista. Ripetendo ciclicamente l' operazione, grazie anche all'impiego di materiali molto flessibili, la sonda avanza in piena autonomia.

Terza novità: la colonscopia tradizionale funziona sotto la spinta dell'operatore che, con opportune manovre, fa progredire il colonscopio. È il colon che viene “forzatamente” adattato al colonscopio. Con il nuovo sistema, l'endoscopista inserisce la sonda che procede in autonomia adattandosi alla conformazione dell'intestino. Ciò rende possibile una procedura senza dolore, evitando ogni tipo di anestesia-sedazione.

Novità, inoltre, riguardo alla sicurezza. L'estrema flessibilità della sonda rende praticamente nullo il rischio di lesioni interne dovute alla spinta dello strumento tradizionale che, di rado, possono arrivare fino alla perforazione delle pareti intestinali.

Inoltre, la sonda è monouso, una garanzia rispetto allo strumento tradizionale che non è sterilizzabile, ma disinfettabile. Da poco c'è il colonscopio robotico dotato di canale operativo per eseguire biopsie e tutte le procedure operative come quello tradizionale.

Al momento, il limite è determinato dai costi. Essendo monouso, sono piuttosto elevati. Trecento sono le colonscopie eseguite finora con il “bruco-robot” a Pisa.

Nell'incontro, svoltosi all'ospedale di Cisanello, con i medici giapponesi erano presenti il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana Carlo Tomassini, Piero Buccianti (direttore del dipartimento di chirurgia generale), Giampaolo Bresci (direttore dell'unità operativa di gastroenterologia e malattie del ricambio), Santino Marchi (direttore dell'unità operativa di gastroenterologia universitaria) e il direttore della sezione dipartimentale di endoscopia Marco Bertini.

Hanno presentato i risultati Emanuele Tumino e Giuseppe Parisi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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