Attenzione
Da quattro mesi nessuno ripara il marciapiede killer
È in via Maiorca a Marina. Una 64enne cadde e si procurò diverse fratture e il distacco del vitreo da un occhio
MARINA. Dopo che la presidente del Centro Commerciale Naturale di Marina, Simona Rindi, è salita alla ribalta della cronaca cittadina per essere caduta in una buca di via Moriconi provocandosi seri danni al piede sinistro, anche altri hanno trovato il coraggio di denunciare le loro disavventure per le strada e i marciapiedi di Marina. La prima a farsi avanti è stata la sessantaquattrenne Fausta Caponi, residente a Marina da sempre, che il 10 aprile scorso cadde sul marciapiede di via Maiorca, qualche metro dopo l'edicola, dove le mattonelle dal muro fino al cordolo formano una cunetta appuntita. La donna riportò delle serie conseguenze, dalle quali, ancora oggi, non è del tutto guarita. Ma la cosa altrettanto importante da segnalare è che a distanza di più di quattro mesi quel dosso c'è ancora.
«Leggendo in questi giorni il Tirreno che parlava dei danni che la signora Rindi ha riportato a seguito di una caduta in una buca sempre qui in paese, ho pensato che fosse giusto portare a conoscenza di tutti anche la mia disavventura per vedere se finalmente l'amministrazione si decide a fare qualcosa. Il 10 aprile scorso, io stavo camminando sul marciapiede tranquillamente, quando ad un tratto ho inciampato in alcune mattonelle perché, in quel punto, la pavimentazione presenta dei dislivelli, e sono finita rovinosamente per terra. Erano circa le 18.30. Alcuni giovani che aspettavano l'autobus mi hanno aiutata a rialzarmi e al momento pensavo che, fortunatamente, non mi fossi fatta niente di serio. Ma una volta a casa - continua a raccontare la signora Caponi - dopo poco, scopro che non solo non riuscivo più a muovere il braccio sinistro, ma cominciavo anche ad avere difficoltà a respirare. Così, mia figlia verso le 20 mi porta al pronto soccorso di Cisanello e lì scopriamo che mi ero fatta veramente male».
La diagnosi, infatti, è stata: epifisi prossimale dell'omero sinistro lievemente scomposta e incrinatura delle settima, ottava e nona costola dalla parte sinistra. La signora uscì dall'ospedale con un tutore al braccio da tenere per trenta giorni. Ma le conseguenze peggiori della caduta dovevano ancora affiorare. «Dopo qualche giorno che ero caduta, dall'occhio sinistro ho cominciato a vedere delle chiazze scure e allora sono tornata al pronto soccorso, - spiega la signora - e mi hanno riscontrato un distacco posteriore parziale del vitreo e una piccola rottura a ferro di cavallo dovuta alla caduta. Insomma, la mattina dopo l'oculista è intervenuto con il laser ma ancora oggi, a distanza di mesi, vedo qualche pallino nero. Speriamo che migliori, ma non vedo più come prima».
La signora si è rivolta ad una agenzia che si occupa specificatamente di infortunistica stradale, ma ancora non ha saputo niente. Anche la signora Caponi, che non riesce più a muovere il braccio all'indietro e che a settembre dovrà passare un altro controllo alla spalla, punta il dito contro gli stalli blu: «Hanno messo la sosta a pagamento perfino in pineta, vicino al campo sportivo - sottolinea la donna - e in quattro mesi non hanno trovato né il tempo né i soldi per riparare quel marciapiede. È una vergogna».
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