Sicurezza
Tar e richieste danni, se la vittoria del “No” diventa un boomerang
PISA. «È un’iniziativa positiva. I promotori del referendum hanno fatto un gran lavoro con la raccolta firme. C’era stata qualche divisione interna nel partito, ma niente di irrisolvibile. Io...
PISA. «È un’iniziativa positiva. I promotori del referendum hanno fatto un gran lavoro con la raccolta firme. C’era stata qualche divisione interna nel partito, ma niente di irrisolvibile. Io purtroppo sono in ferie, per questo non sono potuto venire a Pisa». Prima di venir affiancato in consiglio regionale da leghisti e grillini, nessuno, come lui, era mai stato così tanto indigesto al presidente Enrico Rossi nell’aula di Palazzo Panciatichi a Firenze. Silvio Berlusconi lo ha scelto come coordinatore regionale di Forza Italia per la sua preparazione e perché si era dimostrato un “guerriero”, una spina nel fianco della giunta Dem, soprattutto sulla sanità. Stefano Mugnai non è certo uno che si lascia scappare un’occasione per dare battaglia al Pd. Dunque la sua assenza ieri in via Paparelli, proprio alla chiusura della maratona dei banchini, non è passata inosservata. Come non lo è stata quella di Raffaella Bonsangue, coordinatrice provinciale. I vertici del partito non credono nella battaglia contro la moschea?
Una battaglia che, sulla carta, dovrebbe piacere parecchio anche a Susanna Ceccardi. La sindaca di Cascina, tanto per ribadire il concetto, proprio due giorni fa ha dichiarato di voler vietare il burqa se scoprisse che le competenze da prima cittadina glielo concedono, e non più tardi di venti giorni fa postò su Facebook l’immagine di una vichinga che, in posa plastica, dà un calcio a un musulmano con la faccia da maiale cacciandolo dall’Europa. Eppure anche lei non s’è vista a sventolare la croce pisana. Motivo? Semplice. Dentro Forza Italia e il centrodestra non sono in pochi a nutrire dubbi sull’utilità politica della consultazione. E non perché il referendum sia solo consultivo, dunque non vincolante. I dubbi ruotano attorno all’opportunità che la consultazione abbia efficacia. Supponendo infatti che un plebiscito convinca il sindaco e il consiglio comunale a varare una delibera che revochi la variante con cui l’assemblea comunale ha votato il cambio di destinazione d’uso all’area di via del Brennero, quasi tutti danno per scontato un ricorso al Tar della comunità islamica, che rivendicherebbe il diritto a costruire un luogo di culto. Un «diritto acquisito» che quasi certamente verrebbe riconosciuto. Con un rischio: una richiesta danni per aver rallentato in modo illegittimo il percorso verso la moschea, a cui potrebbero essere chiamati a rispondere tutti i consiglieri comunali che avevano approvato la delibera che assegnava ai terreni della comunità islamica la destinazione d’uso per un luogo di culto.
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