Il Tirreno

Pisa

Sospetti sul rogo prende corpo l’atto doloso

di Donatella Lascar
Sospetti sul rogo prende corpo l’atto doloso

Il titolare del camper: «Non credo al corto circuito, tutti gli interruttori erano staccati»

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TIRRENIA. «Sono distrutto, non tanto perché il mio camper è ridotto in cenere, ma perché ci sono andate di mezzo altre persone e sono dispiaciuto soprattutto per i pompieri che sono finiti in ospedale. Ed è andata bene che non c'è scappato il morto. Sono ancora sotto choc, così come mia moglie e mia figlia».

A parlare è Stefano Polidori, proprietario del camper che giovedì sera a Tirrenia è esploso dopo essersi incendiato sfiorando una strage. Polidori è livornese ma vive a Tirrenia da sedici anni. Il camper era di seconda mano e l'aveva comprato insieme a suo padre con il quale lo divideva per andare in vacanza. Un acquisto fatto facendo molti sacrifici, dato che Polidori svolge un lavoro modesto che in questo contesto suona anche come beffardo, dato che per una ditta di Lucca guida camion con base e cisterna per il trasporto di liquidi infiammabili. «Proprio per il tipo di lavoro che faccio - spiega Polidori - conosco molto bene i rischi di comportamenti imprudenti e per questo non mi sarei mai sognato di averne di inadeguati con il mio camper. Tutti gli interruttori generali erano staccati come facevo ogni volta che lo parcheggiavo, osservo sempre un'attenta manutenzione per viaggiare in sicurezza sia per me che per gli altri. A bordo del camper, che era un Arca America New Daily 92, non c'erano bombole di gas ma soltanto quella originale dell'impianto che serve per il riscaldamento e per cucinare, ma era staccata. Quello che deve aver provocato l'esplosione è forse il serbatoio del gasolio, perché, dato che il 27 saremmo dovuti andare in vacanza a Rimini dove c'è un raduno di camperisti, avevo già fatto il pieno».

Poi Polidori ha iniziato il racconto di quello che è successo giovedì sera. «Erano circa le 23.30, ero in casa e mi hanno suonato il campanello, credevo fosse mia figlia che rientrava, ma vedendo che non saliva nessuno mi sono affacciato al terrazzo e ho visto il camper che stava andando a fuoco, ma le fiamme erano esterne ed esattamente dietro e dalla parte del guidatore. Sono sceso subito, non sapevo casa fare perché ero nel panico. Ho cercato le chiavi della macchina che avevo parcheggiato poco lontano dal camper dove tengo un piccolo estintore da due chili, per vedere se riuscivo a fare qualcosa, ma in quello stato c'ho messo tanto tempo a trovarle e alla fine ho solo spostato la macchina, così almeno avevo ancora un mezzo per andare al lavoro».

Il precedente proprietario del camper aveva un bambino piccolo e per essere più sicuro aveva fatto installare un allarme contro le fughe di gas e di anidride carbonica. Ma in tutta questa storia ci sono alcune cose poco chiare. Già un mese fa, nell'appartamento abbandonato a piano terra del palazzo dove abita Polidori, sono stati appiccati due incendi e sono dovuti intervenire i pompieri. Per una settimana prima del disastro, la moglie di Polidori, tutti i giorni intorno alle tre del pomeriggio, sentiva suonare l'allarme del camper e quando si affacciava al terrazzo vedeva scappare un ragazzo e ieri mattina un testimone ha rilasciato una deposizione ai carabinieri in cui afferma che poco prima che il camper s'incendiasse ha visto un ragazzo armeggiarci intorno e che al suo passaggio si è nascosto tra la siepe e il mezzo. E in terra, proprio nel punto in cui il proprietario ha detto di aver visto le prime fiamme, c’era sempre ieri mattina un accendino mezzo sbruciacchiato.

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