Il dolore
Oltre 2.100 firme, si va al referendum
L’annuncio della presidente del comitato Daniela Santanchè
PISA. «Con orgoglio dico che abbiamo raccolto 2.120 firme, alla faccia di chi diceva che non ci saremmo mai riusciti. Pisa è il primo comune dove si organizza un referendum, anche gli altri adesso potranno fare lo stesso per far decidere agli italiani se vogliono o no la moschea sul proprio territorio». Per dare l’annuncio arriva lei, direttamente dal mare della Versilia. Daniela Santanchè si presenta al mercato di via Paparelli alle 11, dove il comitato #NoMoschea ha organizzato la giornata conclusiva per la raccolta firme. Pantalone e maglia bianca, girocollo di perle che scende fino alla cintura, è la presidente onoraria. L’accoglienza da star però viene rotta da un fuori programma. I volontari del comitato riescono a raccogliere una claque, un capannello di supporter. Lei scivola all’ombra del gazebo, impugna il megafono ma da dietro la interrompe una voce. «Vergogna - urla un donna - rispettate la Costituzione, voi volete l’odio. La religione può essere professata da tutti, civilmente». Piccolo coro di buuu e poi applausi alla pitonessa forzista, che improvvisa dieci minuti di comizio di fronte ai banchi del mercato. Le firme, spiega Gianluca Gambini, uno dei membri del comitato, verranno depositate lunedì. Adesso, stando alla legge, il Comune avrà quattro mesi di tempo per organizzare la consultazione popolare. Il referendum è consultivo, dunque non vincolante. La giunta di Marco Filippeschi non sarà obbligata a tenerne conto, potrà decidere di concedere i permessi a costruire il centro di preghiera alla comunità islamica pisana nell’area di via del Brennero. Un’area di proprietà. «Una moschea riconoscibile sarà una garanzia di sicurezza - ha sempre detto l’imam Mohammad Khalil - perché è molto più controllabile rispetto a decine di garage e seminterrati». Niente. La Santanchè è una mitraglia. Dopo Magdi Allam a Tirrenia, è la deputata berlusconiana a chiudere la maratona dei banchini, la dura e pura di Forza Italia sfodera il repertorio della destra del partito. Attacchi ad Alfano per la linea morbida sul burqini («È attaccato alla poltrona ma puzza di morto»), retorica lepeniana contro «l’invasione degli immigrati» e trumpismo come se piovesse. L’Islam è uno, la sua anima è quella nera del Califfato: «Oggi siamo in una guerra, piaccia o non piaccia, e bisogna combatterla con tutti i mezzi. Abbiamo arretrato sulla nostra cultura e le nostre tradizioni e Pisa è invece un esempio di avanzamento. Daremo la parola ai cittadini che devono decidere se vogliono un’Italia piena di moschee». Per la ex generalessa forzista i centri di culto sono «un luogo di reclutamento di terroristi dove si predica l’odio», chi segue quella religione «o ci vuole sottomettere o fare fuori». E la Costituzione «non basta, serve una legge sull’Islam che stabilisca un censimento delle moschee e obblighi gli imam a pronunciare i sermoni in italiano». «Ignoranti - dice Hamed, uno dei commercianti - Ma secondo voi i terroristi sono musulmani? Credete davvero che i musulmani ammazzino musulmani? Ma per favore...».
(m.n.)
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