Sicurezza
Un clima da rissa per la stretta finale ma si tratta ancora
Il club al sindaco: nomina tu amministratore e mister Filippeschi e i tifosi: date un mandato a vendere
PISA. Di tutto di più, anche ieri.
La trattativa fra Britaly Post e Pablo Dana si può ancora riaprire, nonostante un lungo comunicato della proprietà del Pisa che gli chiude le porte. In questa missiva, non firmata come tutte le altre di questi tempi da parte della proprietà, viene fatta anche una richiesta a Filippeschi (e ai tifosi). I punti salienti? «Definire, di concerto con l’avvocato Guido Cecinelli, interlocutore e garante della proprietà, entro le ore 13 di lunedì 22 il team delle 8/10 persone, molte già in forza alla società, che gestiranno la medesima; proporre entro la giornata un contratto all’allenatore che verrà indicato dal nuovo amministratore designato da tifosi e sindaco; completare entro il termine del 31 agosto la rosa della prima squadra con gli acquisti e le cessioni in parte già avviati». Per l’amminiustratore c’è un veto di Britaly: deve essere «un professionista, non coinvolto con chi ha gestito la società negli ultimi due anni». Tradotto in italiano, la proprietà non vuole Lucchesi (e ovviamente Gattuso).
BRITALY, CHI SEI? Una proposta complessa, che dopo qualche ora è stata più o meno rispedita al mittente dal sindaco: «Quando è arrivato il comunicato di Britaly Post ho ricontattato Comito che mi ha confermato di non conoscerlo e lo ha appreso a telefono con me. Questi comunicati non sono mai firmati da una persona, ma questo la dice lunga sulla confusione che regna. Chi è l’interlocutore della proposta? A chi bisogna rivolgersi? Non a Comito a quanto pare. In questi giorni ho parlato con lui, con l’avvocato Taverniti, con Calleri, con l’avvocato Giampaolo che ha dato le dimissioni, e con l’avvocato Placanica, penalista che cura gli interessi di Fabio Petroni. Questa situazione è una gravissima anomalia a pochi giorni dal campionato e non so cosa possa pensare il presidente di Lega Abodi di questo quadro. La responsabilità non può essere rovesciata su una persona esterna, dal momento che ci saranno anche spese da sostenere, e non si può procedere senza il via libera del proprietario».
SI PUÒ FARE, SE... Filippeschi interviene quindi sulla proposta di Britaly che invita lui e i tifosi a nominare amministratore unico e allenatore del Pisa: «Né un sindaco né una tifoseria possono incaricare un amministratore delegato che deve avere la fiducia della proprietà. Anche la scelta dell’allenatore non può essere sottratta alla società di calcio. In questo modo la situazione non è gestibile. Se l’attuale società vuole un consiglio sulla figura di un amministratore super partes che venga poi delegato dalla società stessa ed a cui venga conferito un mandato irrevocabile finalizzato alla vendita, allora ne possiamo parlare. Noi possiamo affidare l’incarico ad un professionista che avrebbe il compito di definire un range di prezzo».
I PROFESSIONISTI. Anche noi abbiamo contattato un noto commercialista pisano, e la risposta è stata chiara: «Una proposta del genere non ha alcun senso. Nessuna persona di media intelligenza accetterebbe un incarico simile, che ingenera responsabilità senza la certezza che la proprietà rispetti gli impegni assunti. E tutto questo a parte il fatto che questa nomina deve avvenire da parte dell'assemblea dei soci e non di un sindaco».
Una strada percorribile però c'è: «La società deve nominare, volendo anche su parere del sindaco, un amministratore - anche un segretario comunale super partes, volendo - che abbia il solo mandato, con procura irrevocabile, a vendere le quote del club a un prezzo fissato. Ogni altra ipotesi è pura fantasia».
I TIFOSI. Sulla vicenda non ha alcun dubbio anche la tifoseria. Scrivono i gruppi della Nord: «In questa situazione incredibile dove ancora non riusciamo a intravedere un'uscita, in questa successione di comunicati dove le parti dicono l'una il contrario dell'altra e non riescono neppure ad incontrarsi, per sbloccare questa paradossale situazione che vede ingessato il Pisa a soli pochi giorni dall'inizio del campionato, chiediamo con forza la nomina di un professionista con un mandato irrevocabile a vendere ad un prezzo definito. Ora serve solo la più totale trasparenza e solamente un "esterno" con questi poteri può salvaguardare le sorti della stagione».
Nelle ore precedenti, sin dalla notte fra giovedì e venerdì, il Centro Coordinamento aveva avvisato e costantemente aggiornato il presidente di Lega Abodi sulla reale situazione del Pisa rappresentandogli la lontananza sempre più marcata fra la proprietà e la città.
FILIPPESCHI E LATROFA. «La città chiede chiarezza e rispetto degli impegni ad oggi disattesi, - ha aggiunto ieri sera il sindaco -. Dare stabilità all'Ac Pisa 1909 è urgentissimo. In queste settimane, di fatto, si è imposta una situazione insostenibile. Ciò vale per la fragilità della rappresentanza della proprietà della società: il sindaco, per esempio, in tre settimane ha dovuto parlare con cinque esponenti diversi. Mentre le trattative hanno avuto riferimenti incerti. Ciò vale per la conduzione della squadra e del team sportivo. Vale per gli impegni che riguardano la messa a norma dello stadio. Vale per lo stato dei rapporti fra società e i suoi dipendenti. L'ultima lettera di Britaly è la conferma di questo stato di assoluta precarietà. E' una situazione che può pregiudicare l'avvio del campionato di serie B e compromettere il progetto sportivo, che è l'asset più prezioso. Che ha suscitato estrema preoccupazione e richieste di chiarimento da parte della Lega di serie B della Figc. La disponibilità a cedere data da Britaly-Carrara Holding e sempre confermata, pur con la giusta rivendicazione di scelte importanti e concrete, credo discenda da questa consapevolezza. Dunque chiedo ancora una volta che si faccia ogni sforzo per dare esito alle trattative avviate, nei tempi più brevi, nell'interesse di tutti». Il consigliere comunale Latrofa ha invitato il sindaco a chiedere a Britaly Post: «Il Pisa è in vendita? Qual è il prezzo richiesto (al netto dei debiti ad oggi)? Esiste un soggetto che ha il potere di firma per la cessione? Eventualmente, chi è?». Ed anche di convocare, presso il suo ufficio, il rappresentante qualificato del Pisa «insieme con coloro che ti hanno formalizzato una manifestazione d'interesse all'acquisto». E infine «di tutelare la dignità di Pisa e dei pisani che si sentono offesi da comportamenti e parole utilizzati nei loro riguardi da parte dell'attuale proprietà».
BRITALY VS DANA. Lasciamo Dana per ultimo ma non per snobbarlo. Si è dichiarato offeso da alcune pesanti asserzioni di Britaly Post ma è stato convinto a non chiudere la porta al dialogo. In serata con un tweet dal Senese ha scritto: «Sono qui se mi vogliono incontrare! (fino a domenica sera)... La Britaly Post ha i miei numeri e mail. Saluti». La sua offerta ammonta a 5,5 milioni, forse anche qualcosina in più.
Britaly, nel suo comunicato mattutino, ci era andata giù pesante con lui: «Prendiamo atto che il noto banchiere Pablo Dana, dopo aver creato un grande risalto mediatico mediante diverse conferenze stampa, selfie, Twitter e post di pranzi pantagruelici con colleghi mediorientali, ha deciso di interrompere unilateralmente le trattative per l’acquisto dell’Ac Pisa 1909 dimostrando di non rispettare, né nella forma né nella sostanza, i termini di una seria trattativa per l’acquisto di un club di Lega B con la storia del Pisa».
E ancora: Non abbiamo mai nutrito alcuna fiducia per offerenti che non indicano la data di pagamento e che rifiutano, nonostante l’esplicita richiesta, un incontro de visu, non ce ne sorprendiamo. Ricordando tuttavia che quando a gennaio entrammo nel Pisa, in Lega Pro, ci comportammo in modo ben diverso facciamo presente che, per quanto ci riguarda la trattativa con il banchiere di Dubai, se mai iniziata, è da considerarsi definitivamente conclusa».
DANA VS BRITALY. «Sono cose false - ribatte Dana -. Il sindaco ha tutta la documentazione e non c’è mai stata una richiesta di incontro con noi. Loro si ritirano dalla trattativa, mi sembra chiaro. Cari pisani, ero convinto che foste in brutte mani, ma adesso sono sicuro che queste persone non vi rispettano. Il nostro fondo gestisce 1,2 miliardi di dollari, è quotato in borsa, abbiamo mostrato un fondo che detiene 5 milioni e tutto quello che è stato chiesto non è stato mai rispettato. Io sono qui per cercare di dare una mano, ma non è questo il modo. Mi vedo trattare così da questa gente ed allora il prezzo lo rivediamo, ma al ribasso, ricominciamo da 4 milioni. Mi sento preso in giro». Arrivederci alla prossima puntata, la parola «Fine» è vicina. Speriamo che sia un happy end.
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