Italia
PERCHÉ VIETARE DI PREGARE?
di DON ROMEO VIO* Sono il parroco della frazione di Titignano, nel territorio comunale di Cascina. Quando ben cinquantadue anni fa venni in questo caro paese, eminentemente agricolo, sotto le...
di DON ROMEO VIO*
Sono il parroco della frazione di Titignano, nel territorio comunale di Cascina.
Quando ben cinquantadue anni fa venni in questo caro paese, eminentemente agricolo, sotto le finestre della canonica avevo un grandissimo campo coltivato dal Menotti con bellissimi girasoli o, per alternanza, grano o granoturco.
Una ventina di anni fa su questo campo è stato costruito il "villaggio Genovesi": una serie di belle villette davanti alla chiesa che fanno del paese una zona residenziale abbastanza calma ed elegante.
L’amministrazione comunale ha pensato a collocarvi uno spazio per i giochi dei bambini e non manca proprio davanti alla chiesa una statua bronzea che celebra una donna prosperosa in pantaloni, la "mamma cascinese".
Da vecchi si vive di ricordi (chi di noi vecchi non ha sentito dai nonni le reminiscenze della grande guerra?) e in questi giorni mi è rimbalzato vivo quello del giovane manovale che alle prime ore del mattino, in ginocchio sulla nuda terra, pregava con la faccia rivolta verso la Mecca.
Lo vedevo dalla mia finestra e non potevo non pensare che i miei ragazzi stavano per andare a scuola e al lavoro e mi chiedevo quanti di essi avrebbero rivolto un pensiero a Dio Padre per invocare il suo aiuto.
A Pisa ora leggo che si stanno raccogliendo le firme per poter indire un referendum con l’obiettivo di evitare la costruzione di una moschea.
Siamo in democrazia ("è meglio la peggiore delle democrazie che la migliore di tutte le dittature", l'ha detto Einstein e l'ha ripetuto il presidente della Repubblica Sandro Pertini) e quindi non possiamo evitare anche questa specie di referendum popolare di grande sapore del patriarca della Padania Matteo Salvini e dei suoi accoliti, ma per la stessa libertà democratica voglio poter dire da vecchio cittadino due volte italiano (per nascita e anche per opzione, perché cacciato dal regime di Tito) e soprattutto, spero, da buon cristiano, che non abbiamo nessun diritto di evitare che centinaia di islamici chiedano di voler avere un luogo per la loro preghiera.
Lo dico anche in forza della spirito della Costituzione italiana e dei documenti ecclesiali quali il Concilio Vaticano che affermano la libertà di culto e di coscienza.
Vorrei quasi urlarlo, perché i miei buoni parrocchiani (siamo sempre stati ospitali!) non si facessero incantare da subdole propagande veramente farisaiche e nefaste di politici che per ottenere voti si ammantano di frasi in difesa dei nostri valori culturali e cristiani mentre calpestano il diritto a centinaia di bambini e adulti di non morire nel "mare monstrum".
Vorrei chiedere ai miei illuminati Maestri di fede, ai docenti della nostra gloriosa università pisana, ai politici, ai docenti veramente degni di questo nome di non informare ma di "formare" i cittadini sui valori della nostra Costituzione e del nostro Vangelo.
Fatelo anche per me, ormai vecchio prete illuso, perché mi sia dato di immaginare che qualsiasi ragazzo buono e onesto possa pregare dove e come vuole quel Padre che ama tutti.
Proprio tutti, con o senza permessi di soggiorno su questa terra che "non è nostra ma di Dio", come ebbe a dire, credo, l'abate Giovanni Franzoni, che prima o poi sarà canonizzato dalla chiesa.
. * parroco di Titignano
nel comune di Cascina
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