Il Tirreno

Pisa

La psicosi da attentato svuota tutto il luna park

La psicosi da attentato svuota tutto il luna park

Tantissime persone che si trovavano in centro a Tirrenia hanno pensato si trattasse di una bomba. «È stato terribile, le fiamme si vedevano dalla spiaggia»

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TIRRENIA. Con quello che è successo giovedì sera in pieno centro a Tirrenia, è stato chiaro che ormai la paura di attentati è molto più diffusa di quello che si possa credere. Infatti, a più di una persona è venuto in mente che quell'esplosione potesse essere una bomba invece che qualcosa di accidentale. Il panico si è diffuso velocemente e la paura inconscia è affiorata inaspettatamente. Ormai la psicosi attentato è una realtà. “Scappiamo, scappiamo. È un attentato, è una bomba”, gridava così la gente che giovedì sera si trovava al vicino luna park. Sono stati interminabili attimi di terrore quelli che hanno vissuto le persone che al momento della deflagrazione del camper si trovavano tra le giostre proprio dietro a via degli Ontani. Un luogo di divertimento frequentato soprattutto da famiglie con bambini, tra cui alcuni anche molto piccoli, e forse è per questo che la paura si è fatta sentire ancora più forte che in altri posti.

I genitori volevano proteggere proprio i figli. «Ci siamo spaventati tutti moltissimo e in un minuto si è svuotato tutto il luna park - racconta Antonio Maffi, proprietario del trenino fantasma -. Tutti che correvano da una parte all'altra. Da dietro gli alberi si vedevano le fiamme e le scintille. I genitori hanno preso i bambini in braccio e sono scappati via. Dopo poco non c'era più nessuno. Il luna park è in mezzo alla pineta e tutti abbiamo temuto che gli alberi potessero prendere fuoco con conseguenze disastrose. Già, con quello che è successo, qui eravamo pieni di gente e andandosene via tutti abbiamo perso un bel po' di lavoro, ci sarebbe mancato anche che fossero bruciate le roulotte che alcuni di noi hanno qua dietro le attrazioni. Meno male che le cose non sono andate in questo modo e che non si è fatto male nessuno. Poteva essere una strage».

Chi non ha avuto modo di vedere da vicino cosa stesse succedendo ha pensato subito ad un attentato, com'è successo a Domenico Casprini di Prato, in vacanza a Tirrenia. «Io con la mia famiglia abito dietro a via degli Ontani - spiega il villeggiante - e non appena ho sentito lo scoppio ho pensato subito ad un attentato. Le fiamme erano altissime e ho visto la gente uscire di corsa anche dagli stabilimenti balneari perché le fiamme si vedevano bene anche dalla spiaggia. In tanti hanno avuto paura e per la mente gli è passato il mio stesso pensiero: è un attentato. Qualcuno invece, ha ricevuto qualche telefonata da amici che abitano un po' più distanti dal centro di Tirrenia. Perché, ad un certo punto, dopo il boato che è stato avvertito per tutto il paese, si sentivano continuamente le sirene dei mezzi di soccorso.

«Io lavoro al ristorante Piropo che si trova in via degli Ontani - racconta Cristian Mazzaro - e dopo l'esplosione mi ha telefonato un mio amico che lavora in un altro locale sulla Pisorno chiedendomi subito se c'era stato un attentato».

«Anch'io sono stata chiamata da un mio amico che abita nella zona della Coop sulla Pisorno - dice Lucia Gelormino, titolare dell'enoteca La Farmacia dei Sani che fa angolo con via degli Ontani - e mi ha chiesto se c'era stato un attentano, anche perché, quando il camper è scoppiato, qui dentro è tremato tutto e tutti sono scappati».

Anche la coppia proprietaria della gelateria Belvedere sotto l'hotel Continental, un po' distante da via degli Ontani, non sapeva cosa pensare. «Io sentivo odore di bruciato già da un po' - dice Mauro Paolinelli - e mi sono messo a controllare tutta l'attrezzatura perché pensavo che qualcosa fosse andato in corto circuito e mentre facevo questa operazione, ad un certo punto, abbiamo sentito un forte boato. Ho visto una grande fiammata e ho pensato che fosse scoppiata una bombola di gas nella cucina di uno dei ristoranti che si trovano in quella strada, ma mia moglie invece no, immediatamente ha cominciato a dire che si trattava di una bomba, che era un attentato. Però anche un cliente ha pensato che si trattasse di un attentato e ha detto: “Questo è l'Isis”. Poi è cominciata ad arrivare la cenere».

Donatella Lascar

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di Redazione web