Il dolore
Quelle coincidenze con la storia passata
Due mesi di angoscia della città che rivive le stesse situazioni che si erano verificate un anno fa, tra cessioni e contestazioni
PISA. Due mesi e passa di angoscia.Una storia che si ripete per la tifoseria pisana. Una storia che trova tante coincidenze col passato. Neppure tanto lontano: è un anno giusto giusto che la società aveva cambiato padrone (da Battini a Lucchesi), un anno, non festeggiato, dall’arrivo di Rino Gattuso sulla panchina. Un’altra coincidenza? L’estate del 2015 ce la ricorderemo per la gara amichevole con l’Empoli che fu fonte di contestazioni; di poche settimane fa la gara col Celta Vigo, saltata per la contestazione dei tifosi.
Da troppi anni la tifoseria è spettatrice di vicende societarie al limite del rocambolesco. C'è sempre qualcosa di imprevedibile dietro l'angolo. Tutti speravano di trovare un po' di pace almeno dopo la promozione conquistata - proprio nemmeno tre mesi fa - con l'1-1 allo Zaccheria di Foggia.
Invece in quel momento sono iniziati i sessanta giorni più incredibili della storia ultracentenaria del calcio pisano. Non era stato ancora stappato lo champagne e Gattuso fa sapere che vuol restare a Pisa ma non assieme al presidente Petroni, il quale ribatte annunciando Zeman.
Inizia anche il braccio di ferro tra Britaly e la Carrara holding di Fabrizio Lucchesi, in quel momento soci al 50%.
Intanto ci sono da rispettare le scadenze per il pagamento degli stipendi, l'iscrizione alla B e le fidejussioni. Dopo mille tribolazioni la svolta sembra arrivare il 27 luglio con il patto di Gallarate. Il Pisa passa tutto a Britaly e si delineano i ruoli. Petroni presidente, Gattuso allenatore e supervisore del settore giovanile, Lucchesi dg, che riesce subito a mettere a segno colpi sul mercato a cominciare dal centrale del Trapani Scognamiglio (intanto già passato al Novara).
A Tirrenia l'11 luglio Petroni, Lucchesi e Gattuso incontrano stampa e tifosi per ufficializzare i nuovi acquisti e presentare il Cda rinnovato (entrano l'avvocato Minghetti, legale di Gattuso, e l'avvocato Tambone vicino a Petroni e Taverniti che viene confermato). Passano due giorni e la Covisoc blocca l'iscrizione alla B del Pisa per la controversa fidejussione bulgara. Ripiomba la paura in città. Il Pisa fa ricorso, presenta una nuova fidejussione e la B è salva. Tutto a posto? Nemmeno per sogno. Vengono chiesti gli arresti domiciliari per Fabio Petroni per bancarotta fraudolenta in seguito al fallimento di Terravision del 2013.
Gattuso resiste in nome del patto di Gallarate ma si intuisce che sta mordendo il freno. Il fulmine scocca domenica 31 luglio. Arrivano le dimissioni di Minghetti, subito dopo quelle di Gattuso. È la rivolta. I tifosi incontrano la squadra. I giocatori si fidano solo del loro mister. I gruppi della curva nord invitano tutti i tifosi all'Arena: si presentano oltre mille persone, per spiegare la situazione rinforzata da un concetto chiaro e semplice: "O ripartiamo da Gattuso o in questo stadio non gioca più nessuno". Il 3 agosto salta l'amichevole con il Celta. La società intanto nomina Maurizio Mian presidente onorario. Altra grande delusione: la città spera che diventi il nuovo proprietario, invece nessuna trattativa e dopo soli 9 giorni rinuncia anche al ruolo formale. Il resto è storia recente fatta a colpi di comunicati, uno più duro dell’altro. Accuse, minacce, tentativi di cessione della società ( la proprietà annuncia Calleri presidente e Italpol nuovo socio), ci sono anche due trattative in corso (con il fondo Dubai e l’avvocato Nolli)ma niente si concretizza. E la città resta nell’angoscia.
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