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Pisa

Pisa, rimossa la piscina abusiva sotto le mura

di Danilo Renzullo
Pisa, rimossa la piscina abusiva sotto le mura

Conclusi nei giorni scorsi i lavori di demolizione della struttura tra l’abbazia di San Zeno e le mura storiche

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PISA. Dove c'era l'acqua clorata adesso c'è un cumulo di terra e di erbacce. Dove c'erano sedie a sdraio e bagnanti allegri ora ci sono una grata di metallo e una ristretta area interdetta da un provvedimento di sequestro.

È tutto quel che resta di uno dei più clamorosi abusi edilizi realizzati negli ultimi anni sul territorio comunale. Si sono conclusi nei giorni scorsi i lavori di demolizione della piscina abusiva e delle opere connesse realizzate da un privato sul retro della chiesa di San Zeno, tra la storica abbazia e le mura antiche. Un manufatto di quattro metri di larghezza e dieci di lunghezza scoperto lo scorso anno durante uno dei tanti sopralluoghi effettuati dai tecnici di Palazzo Gambacorti sul camminamento delle mura per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione. Più che affascinati dalle bellezze della città viste dall'alto, i dipendenti comunali rimasero basiti dalla scena offerta dalla passeggiata in quota all'altezza della porta di San Zeno.

Una piscina fornita di tutte le attrezzature necessarie, sedie a sdraio e materassini per i bagnanti compresi, realizzata senza alcun permesso in uno scenario esclusivo. Un vero e proprio colpo nell'occhio - realizzato abusivamente dalla proprietaria del terreno confinante che poteva accedere a quell'area e alla piscina grazie ad un passaggio esclusivo - che ha dato vita ad un braccio di ferro tra Palazzo Gambacorti e la proprietà. Una battaglia combattuta a suon di diffide, ricorsi, ordinanze fatte e ritirate e denunce alla Procura.

Un percorso per il ripristino della legalità, quello intrapreso lo scorso anno dal Comune, che si è dovuto scontrare anche con i ritardi e le complicanze burocratiche prima di arrivare ad emettere un'ordinanza per la rimozione del manufatto e il ripristino del terreno. Nel frattempo, chi ha potuto illegalmente usufruire di quel piccolo angolo di paradiso non ha lesinato di mostrare la sua felicità - e soprattutto la sua sfacciataggine - per l'esclusivo uso di quella piscina “incastonata” tra due pezzi di storia della città. Al punto tale che qualcuno, nel pieno delle polemiche e dei tentativi del Comune di far ripristinare la legalità, pensò anche di pubblicare sui social network le foto di alcuni felici e sorridenti ragazzi intenti a fare il bagno.

«Sono foto che feriscono. C'è un'ostentazione vergognosa di disprezzo delle regole più elementari di tutela del patrimonio pubblico, di abusivismo conclamato e di egoismo che offende la città», commentò indignato il sindaco Marco Filippeschi.

La svolta lo scorso marzo, quando la proprietà si è arresa alle ordinanze e alle pressioni delle istituzioni e all'indignazione dell'opinione pubblica. Con una lettera inviata al Comune e alla Soprintendenza archeologica, manifestò la volontà di «ottemperare al provvedimento del Comune relativamente alla piscina», rendendosi disponibile «a rimuovere anche le opere a questa connesse (i riporti di terra, il casotto in legno, la tubazione parzialmente interrata)».

Detto e (finalmente) fatto. Lo scorso maggio sono iniziati i lavori (a carico dei proprietari che hanno realizzato il manufatto) per la demolizione della piscina dove, all'inizio dell'estate, al posto dei bagnanti sono comparsi gli operai. Le operazioni, svolte sotto la sorveglianza del Comune e della Soprintendenza archeologica, si sono protratte fino ai giorni scorsi, quando nell'area tra le mura antiche e la chiesa di San Zeno, che rimane sotto sequestro, è stato ripristinato uno stato di legalità. Spariti l'acqua, i manufatti e gli impianti realizzati, resta una piccola distesa di terra ed erba. E, nel pieno dell'estate, i proprietari dell'area dovranno “accontentarsi” di un comune bagno in mare e non di un esclusivo tuffo in piscina con vista sulla storia.

 

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