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Addio al “raddrizzatore” della Torre

Addio al “raddrizzatore” della Torre

Morto in Belgio l’architetto Barthélémy. Il professor Settis: «Curioso e attento alla sorte dei piccoli centri»

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PISA. «È morto l'architetto che ha raddrizzato la Torre di Pisa».

Le agenzie di stampa di tutta Europa, lo ricordano così. Il nome di Jean Barthélémy viene associato al nostro monumento e soprattutto alla monumentale operazione di fargli recuperare gradi di cielo invece che di terra.

L'architetto "gentile" così lo chiamavano i suoi colleghi italiani e collaboratori, è deceduto il 15 agosto in Belgio. Barthélémy per 11 anni è venuto a Pisa perché faceva parte della commissione dei 13 saggi che dovevano far presto a rallentare e poi fermare la pendenza degli anelli della nostra Torre. Chi ha conosciuto di persona l'architetto "gentile", poteva tranquillamente cadere nell'accostarlo all'ispettore belga Poirot; stesso accento, quasi gli stessi baffetti, e stessa curiosità investigativa mascherata che lo portava a fare domande che non erano attinenti in maniera diretta al "caso Torre".

In quei 11 anni, fino alla riapertura della Torre nel 2001, l'architetto gentile si è confrontato con l'allora sindaco Paolo Fontanelli, e oggi, lui lo ricorda così: «Faceva domande sulla città, sulla sua storia, era interessato a tutto. Era a sedere in commissione, partecipava con acume agli incontri con gli amministratori ma si intuiva che si stava interessando della Torre inserita in un contesto storico e culturale cittadino». Barthélémy in realtà non aveva "raddrizzato" la Torre da solo bensì era un membro della commissione ma aveva un incarico con competenze ben definite attinenti al restauro materico ed alla storia dell'arte del monumento. Accanto a lui, a tirare le fila della commissione c'era Michele Jamiolkowski e poi il professor Salvatore Settis allora direttore della Scuola Normale.

«Era nobile di blasone e di fatto, era distinto, era una persona corretta» dice Settis che aggiunge: «Mi rattrista la scomparsa di Barthélémy perché era una perona di grande distinzione. Aveva la curiosità dell'erudizione, voleva sapere ed ascoltava tantissimo». Settis e Barthélémy sedevano nella stessa commissione ma passeggiavano spesso assieme per la città. «Voleva vedere le ferite dei bombardamenti sulla nostra città» ricorda il professore. E poi aveva un altro interesse che sembra lo abbia accompagnato durante tutta la sua carriera a giudicare dai restauri urbani in piccole e grandi città. «Era molto attento e forse preoccupato su come si potessero preservare i centri storici tant'è che era stato e conosceva molto bene quelli di Lucca, Siena e Firenze» conclude Settis. Non tutti ricordano che una delle ipotesi progettuali per raddrizzare la Torre, era quello di smontarla pezzo pezzo.

«Barthélémy si oppose - conclude Settis - come il sottoscritto assieme ad altri membri della commissione, Barthélémy si oppose anche per rispetto della storia dell'arte della Torre. Nessun intervento doveva essere lesivo di quella storia».

Barthélémy era nato a Jemeppe sur Meuse nel 1932 è stato ingegnere all'Università di Liège, ingegnere architetto all' Università cattolica di Louvrain prima di stabilirsi a Mons nel 1968.

Aveva avviato a Mons molteplici progetti di realizzazioni e restauri urbani come ad esempio l'Università di Mons- Hainaut (Umh), l'albergo della gioventù, le corti di giustizia. Barthélémy si è affermato anche come pittore di paesaggi e ritratti. Questa sua carriera è stata riconosciuta dal premio internazionale della città di Laon nel 1980.

Carlo Venturini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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