Il Tirreno

Pisa

«Un laboratorio di convivenza civile»

«Un laboratorio di convivenza civile»

La proposta del ricercatore Pirni: all’imam chiediamo un sito web e sermoni in italiano

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Pisa può diventare un laboratorio. In un’epoca così tormentata, la costruzione di una moschea può diventare un’occasione per chiedere alla comunità islamica uno sforzo per la convivenza».

Alberto Pirni, ricercatore di filosofia politica e docente di etica pubblica, è uno dei maggiori esperti di multiculturalismo al Sant’Anna di Pisa.

Professore, Allam sostiene che non esista un Islam moderato, che ce ne sia uno solo e violento. Che ne pensa?

«Ho sempre paura di chi brandisce l’autenticità di un messaggio religioso come un’arma. Non so qual è l’islam autentico, ma so che dire che l’autenticità sta in una interpretazione e non sta in nessun’altra è molto pericoloso e ingiustificabile per scatenare reazioni da parte di chi si sente o blandito o offeso. Un atteggiamento così è intollerante».

Certo, il periodo storico non è semplice. Una moschea potrebbe essere un’occasione di mitigazione delle tensioni o un rischio?

«È meglio una differenza convivente o una differenza espulsa, che non trova spazi per esprimersi dentro i margini della legalità? Io credo che ci si debba richiamare alla Costituzione ma non solo».

È un appello che ha fatto il sindaco per sostenere la legittimità del progetto della comunità.

«Be’ c’è un dibattito aperto sull’articolo 8. Allam sostiene che presuppone la libertà di culto se la confessione non viola la legge, e lui si appella al fatto che l’Islam predica la differenza fra uomo e donna. Un conto è predicarla un conto praticarla all’interno delle leggi italiane. Su questo c’è il controllo dello Stato e l’Islam può essere vaccinato».

Cosa pensa della promozione di un referendum da parte di un comitato che si chiama #NoMoschea?

«Mi chiedo quali sono i costi dell’integrazione e quelli dell’espulsione dal tessuto sociale. È meglio una comunità riconoscibile e trasparente o frammentata? Ma aggiungo una proposta»

Dica.

«Perché il Comune di Pisa non si fa portavoce di un tavolo della convivenza interreligiosa chiedendo alla comunità musulmana di dotarsi di regole e standard etici di integrazione più elevati di quanto succede altrove? Trasformiamo Pisa in un laboratorio. Del resto sta decidendo di fare o meno la moschea proprio nel momento di più acuto confronto scontro fra Islam radicale e gruppi promotori della convivenza civile. E farlo non con imposizioni ma con richieste concrete di regole di migliore convivenza»

Cosa intende?

«Creare un sito web della moschea, chiedere di fare e pubblicare sermoni in italiano, pubblicare in streaming tutti i momenti delle preghiere, i momenti di raccolta, tutti i discorsi dell’imam in modo che tutti possano leggerli, vederli e nel caso criticarli. Chiedere alla comunità islamica di dotarsi di un registro dei frequentanti della moschea. Non abbiamo più bisogno di leggi ma regole etiche e abitudini alla convivenza, e queste non si formano con i divieti ma con il dialogo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web