La protesta
Magdi Allam rilancia la protesta contro la costruzione della moschea a Porta a Lucca
A Tirrenia ha preso parte all'incontro per raccogliere le firme per indire il referendum
TIRRENIA. Il comitato per il no alla costruzione di una moschea di Pisa e per l'indizione di un referendum riprende slancio. Per sostenere le proprie ragioni gli attivisti del comitato hanno deciso di puntare soprattutto sulla comunicazione, provando a reclutare i volti più conosciuti dell’opposizione all’Islam. Così, sono arrivati a Tirrenia Magdi Cristiano Allam e la giornalista di Libero Chiara Giannini. A chi chiede ad Allam se impedire la costruzione del centro di preghiera non potrebbe far diventare Pisa addirittura un obiettivo del terrorismo, lui risponde che «no, le moschee sono un luogo di radicamento del fondamentalismo», «covi dei robot della morte, come le ha dichiarate la Tunisia, dove 80 moschee sono state chiuse dopo l’attentato Sousse». Per il giornalista «in Italia non possiamo continuare ad essere più islamici degli islamici stessi, nel momento in cui gli stessi governi musulmani ci dicono “Fate attenzione non possiamo aprire una moschea”» perché «siamo in guerra». Eppure perfino l’imam dice che con un luogo unico sarà più facile per le istituzioni controllare la comunità musulmana. «Non credo che qualora si costruisse una grande moschea le altre piccole moschee, i garage, i capannoni e gli scantinati sparirebbero. Ma soprattutto la verità è che esiste un solo Islam e non è moderato ma portatore di odio e violenza».
Il 22 scade il termine per la raccolta delle firme per il referendum. Il comitato dice di essere vicinissimo al traguardo (poco meno di 1.800 firme) e di voler oltrepassare quota duemila.
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