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«In caserma clima diverso dopo quel fatto»

«In caserma clima diverso dopo quel fatto»

Caso Scieri, la commissione in cerca di testi Una corona per commemorare la morte

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PISA. La scelta della data non è stata casuale. Esattamente 17 anni dopo che Emanuele Scieri, neo avvocato, aveva messo piede, per la prima volta, nella caserma Gamerra, dove si addestravano i paracadutisti della Folgore. La commissione parlamentare che sta indagando sulla morte del giovane commilitone proveniente da Siracusa ha deciso di effettuare i sopralluoghi a Pisa proprio in occasione dell’anniversario di quell’episodio che rimane tra i misteri, ancora irrisolti, del nostro Paese.

Due giorni di visita in caserma. E, ieri mattina, prima di lasciare Pisa, i membri della commissione, istituita dal parlamento meno di un anno fa, ha voluto commemorare Scieri, deponendo una corona proprio nel punto in cui, tre giorni dopo - il 16 agosto del 1999 - venne trovato senza vita.

Presieduta da Sofia Amoddio, parlamentare del Pd, la commissione che ha fatto i sopralluoghi a Pisa era composta da Giovanna Palma, Gianluca Fusilli e Giuseppe Zappulla, del Partito Democratico e Massimo Enrico Baroni, del Movimento Cinquestelle.

Dopo la cerimonia, la commissione ha voluto ringraziare la Folgore nella persona del generale Iannucci, l'intera caserma per la disponibilità e l'accoglienza dimostrata nei confronti della Commissione ed il Ministro della difesa Pinotti. «I ringraziamenti - ha dichiarato il presidente Amoddio - non sono formali ma sono il frutto di una prima, chiara collaborazione tra corpi dello stato al fine di trovare la verità su questa assurda tragedia, per la quale dopo tanti anni non si sono ancora scoperti i responsabili».

Quella istituita per fare chiarezza sulla misteriosa morte di Emanuele Scieri, è la commissione delle coincidenze. E non solo per la scelta della data dei sopralluoghi a Pisa. «È stata istituita - spiega la presidente Sofia Amoddio - il 4 novembre di un anno fa. È la giornata in cui si festeggiano le Forze armate del nostro paese. Un risultato ottenuto grazie alla tenacia degli amici e dei familiari del commilitone morto all’interno della caserma, che non vogliono arrendersi al verdetto dell’iter processuale civile e militare che ha archiviato tutto».

Ci sono voluti 17 anni. «Siamo partiti con grande impegno - spiega Amoddio- e con l’intenzione di dare dignità alle richieste dei genitori di Lele. Abbiamo sentito persone, altre le sentiremo nei prossimi mesi: qualcuno sta raccontando ci episodi mai emersi. SI parla di atti di nonnismo, dentro la caserma. Ma anche del fatto che, dopo quella tragedia, il clima, dentro la Gamerra, cambiò»

C’è collaborazione e apertura da parte di tutti. «Abbiamo chiesto della documentazione che risale al 1999 e abbiamo avuto dai dirigenti della Gamerra tutto quel che abbiamo chiesto». Che l’aria fosse diversa si è capito quando, il 5 maggio scorso, la commissione ha ascoltato la ministra Pinotti. «Ci disse che non avremmo trovato né porte chiuse, né socchiuse, alle nostre richieste - spiega Amoddio - E così è stato».(e.ch.)

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