Il Tirreno

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ALLERTA ANTITERRORISMO: I PRECEDENTI

Mail contro l’ambasciata Usa e propaganda Jihad su Facebook

PISA. Nessuna azione concreta. Solo messaggi. “Terroristi” da tastiera. Eccessivi, per gli inquirenti, e anche pericolosi. Uno venne espulso, l’altro arrestato. Due storie che toccano la provincia e...

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PISA. Nessuna azione concreta. Solo messaggi. “Terroristi” da tastiera. Eccessivi, per gli inquirenti, e anche pericolosi. Uno venne espulso, l’altro arrestato. Due storie che toccano la provincia e che mettono insieme vicende personali diverse concluse con l’intervento delle forze dell’ordine.

Studente eccentrico. Era un corsista della Scuola Normale, un talento della Fisica. Ma anche un paranoico o, almeno, un buontempone che aveva sbagliato tema e tempi per giocare a fare la vittima dei servizi segreti. Siamo alla fine del dicembre 2014 quando Furkan Semih Dundar, studente turco di 25 anni, allievo del corso di perfezionamento in Fisica alla Scuola Normal, viene fermato dalla Digos ed espulso. Lo indagano per procurato allarme. Motivo? È accusato di avere inviato messaggi minatori a siti istituzionali italiani e americani. Aveva minacciato online anche di farsi esplodere o darsi fuoco davanti all’ambasciata Usa. I destinatari erano proprio i siti dello Zio Sam che in un nanosecondo risolsero la questione consegnando alla Digos lo studente che denunciava un complotto dei servizi segreti turchi contro di lui. Una volta espulso, scrisse al Tirreno che dell’Italia gli sarebbero mancati molto il limoncello e il buon vino.

Facebook e galera. Più serie le contestazioni che il 6 luglio 2015 portarono in cella il marocchino Jalal El Hanaoui, 25 anni, considerato dagli investigatori un "reclutatore" che istigava alla jihad. L'uomo gestiva tre diversi profili Facebook, dai quali, tra discussioni su temi religiosi islamici, invitava circa 12 mila amici, tra l'Italia a i Paesi arabi, a partecipare alla Jihad. Il processo è iniziato. Lui è ai domiciliari e, di recente, il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della Procura che lo rivuole in cella.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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