Il Tirreno

Pisa

Dai brindisi sui lungarni alle chat con i lupi dell’Isis

Dai brindisi sui lungarni alle chat con i lupi dell’Isis

Sotto osservazione da un anno, nelle ultime settimane Bilel aveva fatto un salto di qualità: si scriveva con dei foreign fighters partiti dall’Italia verso lraq e Siria

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Non era più soltanto un ventiseienne perduto in una vita da spacciatore comune, da ragazzo tunisino naufragato, come tanti, fra i vicoli della droga e dello sballo, sballottato fra Pisa e Torino, fra la mala movida della Vettovaglie e i tramonti “stonati” dall’hashish sulle spallette dei lungarni di cui Facebook conserva le tracce: «Come sono gonfio stasera!» «Dammi l’heroina», recitano alcuni dei post.

Il curriculum di Bilel Chihaoui negli ultimi mesi aveva fatto un salto di qualità, il suo profilo assomigliava sempre di più a quello dei molti «leoni» e «lupi solitari» a cui inneggiava. Ma soprattutto che ascoltava. La chat Facebook di Billy Corleone, il nomignolo con cui aveva scelto di costruirsi la sua identità social, da tempo si era riempita di messaggi inviati a foreign fighters partiti dall’Italia per i campi dell’Iraq e della Siria. Fotografie di martiri, certo, di esempi da seguire, come Wael, il combattente morto sotto i vessilli neri dell’Isis celebrato con il messaggio che l’ha inchiodato, ma anche consigli, suggerimenti, scambi di vedute sull’Islam con combattenti ancora in vita. Era sotto osservazione da un anno Bilel, ma da «cinque o sei settimane aveva fatto un salto di qualità, i suoi contatti si erano intensificati, si scriveva con combattenti partiti dall’Italia e che ci risulta abbiano fatto il primo scalo in Iraq», rivela una fonte dell’intelligence. Non è un caso che gli investigatori non riconducano solo a quell’unico profilo Facebook, nato con il nome di Van Der Vaart Rafael (Billy Corleone), il pericolo di un’imminente radicalizzazione. «Bilel usava più chat e più profili», conferma la fonte. Su quegli alias aveva costruito il suo pantheon del terrore, pubblicando volti e nomi dei martiri e forse l’immagine della Torre, la sua missione per farsi «leone» e «lupo». E non è escluso utilizzasse sistemi per schermare le sue conversazioni, che avesse cominciato a servirsi della tecnologia a basso costo con cui lo Stato Islamico recluta le sue milizie, i browser del deep web, i motori di ricerca utili a navigare nell’internet profonda, la rete oscura e nascosta. Dai brandelli di chat intercettati, si sa che parlava degli attentatori di Parigi come suoi “amici”, ne celebrava le gesta. Millanterie? Di certo agli investigatori lo ha ammesso: quel messaggio ultimativo l’aveva scritto sull’onda emotiva della morte di Wael. «Non parlavo bene di lui ma lasciami dire che è un vero uomo raro tra tutti gli uomini che ho conosciuto», scrive Bilel in uno dei post in cui, secondo gli investigatori del Ros di Torino, sembra prefigurare un possibile attacco a Pisa. «Sarò martire», avrebbe scritto infine.

E poi ci sono alcune foto, una carrellata di immagini di un amico che sembra raccontare il percorso di una conversione, dalla vita occidentale di un musulmano di seconda generazione, al ritratto di un foreign fighters con barba lunga, occhiali scuri e giacca verde militare. Era finito nel mirino da un anno, Bilel. E non era solo. Anzi, Billy Corleone, è un “rivolo” di un’inchiesta più ampia, a lui i Ros sono giunti seguendo le scie lasciate da altri. Quegli “altri” con cui era in collegamento. Faceva parte di un gruppo Bilel e con quel gruppo si era iscritto all’Università di Torino: lingue orientali. Ma gli inquirenti ipotizzano che gli studi - non frequentati - fossero una copertura. Per cosa? Per far sembrare il gruppo ciò che non era.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca