Toscana
Aborto, la mamma: «Non avrei saputo mantenere tre figli»
Feto nella spazzatura, le prime ammissioni della donna Trovati dalla polizia alcuni medicinali nell’appartamento
VECCHIANO. «Non avrei saputo come mantenere un terzo figlio». Una frase che diventa ammissione e che spiega l’origine di un episodio sul quale è stata aperta un’inchiesta per procurato aborto e occultamento di cadavere.
Quello che per una coppia è un dono di Dio, per una famiglia che non vede futuro e vive in una miseria senza speranza, diventa un peso di cui liberarsi.Lei, la mamma, marocchina di 22 anni, già madre di due bimbi venuti al mondo nel giro di 2-3 anni, ha confidato agli investigatori le ragioni di un gesto che mescola ignoranza e povertà, peraltro presente in un contesto familiare sostenuto da sussidi sociali. Dichiarazioni rese in assenza di un avvocato (è stato nominato ieri d’ufficio, Francesco Di Sandro, ndr) e per questo inutilizzabili. Ma, comunque, utili ai poliziotti della squadra mobile, diretti dalla dottoressa Rita Sverdigliozzi, per definire un orizzonte preciso in cui cercare riscontri.
La donna, in concorso con il marito 24enne, irregolare come lei e senza lavoro, è indagata come ipotesi di partenza per essersi procurata l’aborto e aver poi nascosto il feto in un sacco della spazzatura sistemandolo sul terrazzo dell’appartamento dove vivono con la madre a Migliarino. Se dall’autopsia di stamani che sarà eseguita dal professor Marco Di Paolo dovesse emergere che il feto o il neonato è venuto alla luce vivo, salvo poi essere deliberatamente soppresso, si configurerebbe il reato di infanticidio (pena da 4 a 12 anni). Nel caso in cui, invece, venisse accertato il decesso del neonato per cause naturali prima dell’uscita del grembo materno, il quadro avrebbe un altro peso giudiziario.
Il timore, confermato dalle prime ammissioni della mamma, è che quell’aborto non sia stato per niente spontaneo come aveva riferito la giovane nordafricana in una prima difesa sgretolata dalle contraddizioni smontate in poche ore. Gli investigatori hanno trovato in casa farmaci e altri elementi che porterebbero alla conclusione di una precisa volontà della donna di abortire. La mamma dell’indagata ha alternato versioni in cui sosteneva di essere al corrente della gravidanza con altre nelle quali ha dichiarato di esserne stata sempre all’oscuro. Una sfinge davanti ai poliziotti il marito che ha ripetuto di non essersi accorto di niente nonostante in cucina la moglie nella notte tra mercoledì è giovedì fosse alle prese con un’emorragia che ha lasciato segni ben visibili anche sul pavimento e che ha allarmato i medici del pronto soccorso nella visita delle 4,30 dalla quale è partita l’allarme alla polizia. Gli stessi soccorritori della Croce Rossa sono rimasti impressionati dalla scena. Ieri mattina la 22enne, una corporatura gracile che non spiega come sia stato possibile ignorare una gravidanza di 6 mesi, è uscita dal Santa Chiara e ha fatto ritorno a casa dove ad attenderla c’erano la mamma, il marito e gli altri due figli. Quelli che avrebbero potuto avere un terzo fratellino, ma la madre ha deciso di farne a meno per paura di aggravare la già precaria situazione di indigenza familiare. Dalle indagini è anche emerso che la donna non aveva un ginecologo che la seguisse.
In parallelo all’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore, Sisto Restuccia, si apre ora il capitolo dell’affidamento dei due minori. L’ambiente in cui è maturato l’aborto - procurato con farmaci nella versione più favorevole all’indagata e solo l’autopsia dirà se è stato infanticidio - potrebbe presentare lacune tali da dover richiedere l’intervento dei servizi sociali con l’avvio delle pratiche di adozioni dei piccoli. Una segnalazione ai Tribunale per i Minorenni di Firenze verrà inviata dalla squadra mobile nei prossimi giorni.
Pietro Barghigiani
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