Il dolore
Interruzione spontanea possibile anche a 6 mesi
PISA. Aborto spontaneo o procurato dalla madre? È il nodo intorno a cui ruota l’inchesta della procura, «difficile da sciogliere senza una autopsia sul feto», avverte Antonio Boldrini, primario della...
PISA. Aborto spontaneo o procurato dalla madre? È il nodo intorno a cui ruota l’inchesta della procura, «difficile da sciogliere senza una autopsia sul feto», avverte Antonio Boldrini, primario della Neonatologia del Santa Chiara. Troppe le incognite e le informazioni parziali. Si sa genericamente che la gravidanza aveva raggiunto un’epoca compresa fra il quintoi e il sesto mese.
«Troppo generica per dare un interpretazione precisa - dice il prof - Se fosse nato vivo, ad esempio, non si tratterebbe di aborto e cambierebbe molto sapere se era un bambino alla 23esima settimana o alla 27esima, dato che le possibilità di sopravvivenza, di fronte ad una nascita prematura, in questo lasso di tempo vanno dal 20-30% all’80%». Una cosa è certa però. Le interruzioni di gravidanza spontanee sono possibili anche in un’epoca così avanzata della gestazione, sebbene molto più infrequenti. «L’aborto spontaneo, che dopo il sesto mese è chiamato morte intrauterina, può avvenire a qualsiasi epoca - spiegano dalla Diagnostica genetica di Careggi, uno dei laboratori più specializzati d’Italia nelle indagini sulle malattie genetiche - è più frequente entro le 12 settimane ma non è escluso che possa verificarsi anche dopo la ventesima settimana, quindi al quinto o al sesto mese. Non solo: è meno infrequente di quanto si creda, visto che statisticamente avviene in un quarto delle gravidanze senza contare che nel 50% delle volte avviene in una fase così precoce da non essere neppure percepito dalla donna. Ma un’epoca così avanzata, come quella fra il quinto e il sesto mese la causa è molto spesso ginecologica, dovuta ad esempio a difetti anatomici della madre come un ingrossamento della parete dell’utero, più difficile per cause genetiche, anche se non è escluso». Le ragioni possono essere altre. A innescare l’aborto può essere una reazione endocrina, ad esempio uno sbalzo ormonale, e non è raro che sia lo stile di vita a fare da detonatore. Tabacco, alcol, droga, diabete, obesità sono tutti fattori di rischio, come lo sono, seppur sempre in misura minore, anche le infezioni provocata da una scarsa cura dell’igiene. Poi ci sono i fattori genetici o citogenetici. «A quest’epoca però - dicono ancora dal laboratorio - è più raro. Succede con la trisomia 18, ma spesso perché la donna non si è sottoposta a test ed ecografie durante la prima parte della gravidanza». Soprattutto in Toscana, dove da tempo esiste il Duo test, un test che combina l’ecografia con gli esiti di un’analisi sul dna fetale rintracciato attraverso un semplice prelievo del sangue materno. Adesso i medici legali potrebbero richiedere accertamenti più approfonditi proprio attraverso un test utile a rintracciare il cariotipo del bambino per capire se ci fossero delle anomalie nel numero dei cromosomi.
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