Sicurezza
«Oltre 6 ore in barella col femore rotto»
La denuncia del figlio di una malata al pronto soccorso: mancano i posti letto
PISA. Oltre sei ore in attesa su una barella. Una donna anziana, ferma, dolorante, con un femore che si è rotto: è inciampata, si è distratta o forse il piede ha ceduto dopo l'ultimo tremolio, perché è già un po' che quella brutta malattia la consuma, la debilita, le tende agguati minacciosi e improvvisi. E in queste condizioni «nessuna donna dovrebbe aspettare il suo posto letto in una corsia del pronto soccorso, non nella Toscana dell'eccellenza sanitaria, dei grandi chirurghi al top nelle classifiche di tutta Europa accidenti». Antonio Passerai non ce l'ha fatta. Non ha resistito. Ha preso il telefono e ha chiamato. «Sono le 20.30, mia madre è arrivata a Cisanello alle 14.30. Non ho nulla da recriminare contro i medici del pronto soccorso. Loro sono stati bravissimi. L'hanno visitata, curata, hanno eseguito gli esami, le radiografie, le analisi, tutto ciò che poteva essere fatto è stato fatto nel minor tempo possibile. Ma poi il meccanismo si è inceppato per una banalità. Mancano posti, non ci sono reparti che ne abbiano uno per ospitare mia madre in attesa dell'intervento chirurgico. E questo mi sembra un assurdo, un paradosso insostenibile in una regione che si vanta di avere la migliore sanità del Paese. Come lo si può sostenere di fronte al dolore e all'urgenza di dover assistere una donna anziana che si è appena fratturata una gamba in modo grave e per di più malata di tumore al polmone. Dov'è l'eccellenza, a quali standard fanno riferimento gli studiosi, il ministero della Salute e le istituzioni per cingere gli ospedali dei loro riconoscimenti?» si chiede Passerai, residente e Cascina e conosciuto anche per essere stato il presidente del Ponsacco calcio. Eppure, per quanto sorprendente, il disagio che ha dovuto sopportare sua madre e molti dei pazienti che in questi giorni transitano dal pronto soccorso non è del tutto inatteso. Non lo è almeno per i sindacati, che proprio poche settimane fa hanno denunciato il rischio di cure "insicure" a causa dei tagli ai posti letto operati dalla direzione dell'Azienda ospedaliero-universitaria per consentire al personale di fare le ferie. E a fare da tappo, appunto, non è il settore dell'emergenza. Il sistema si inceppa nei reparti di degenza ordinaria. Dalle chirurgie generali all'ortopedia, l’Aoup conta 1.018 posti letto. Ad agosto la sforbiciata ha raggiunto il 31,4% dell'organico, Cisanello e Santa Chiara si sono ritrovati con 320 letti in meno. È saltato quasi un letto su tre.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
