Trasporti
Cliente di spacciatori da teste a indagato
Il figlio di un noto imprenditore in aula rinnega i verbali Rischia incriminazione per calunnia e falsa testimonianza
PISA. È entrato in aula da testimone. Quando ha lasciato il Tribunale aveva collezionato almeno due ipotesi di reato: falsa testimonianza e calunnia.
Non è stata una deposizione felice quella di un 25enne, figlio di un noto imprenditore dell'abbigliamento della provincia, comparso davanti al giudice Anna Fabbricatore (pm onorario Massimiliano Costabile). Chiamato a deporre dal difensore di un marocchino a giudizio per spaccio (Ahmed Jarmouni 27 anni, poi condannato a 2 anni, ndr), il teste non solo ha negato gli elementi, riscontrati, che gli investigatori avevano messo insieme durante le indagini. Alla fine ha proprio disconosciuto il verbale che aveva siglato sostenendo di aver firmato, senza averlo letto, un documento scritto dai carabinieri.
E dire che il difensore dell'imputato, l'avvocato Gabriele Dell'Unto, lo aveva citato come teste solo per confermare quello che aveva detto agli investigatori come persona informata sui fatti.
Per i carabinieri l'esponente della famiglia di imprenditori è un consumatore abituale di sostanze stupefacenti. Cocaina in particolare. Non ha negato di conoscere Jarmouni, arrestato per spaccio. I contatti telefonici erano agli atti e non potevano essere smentiti. Quando è stato chiamato dagli inquirenti, il 25enne aveva dichiarato di essere un cliente del marocchino dal quale si riforniva di cocaina con acquisti da alcune decine di euro. Non proprio un consumatore occasionale. Un racconto verbalizzato, letto e sottoscritto. Il rovesciamento del fronte è arrivato quando il teste è stato chiamato a confermare lo stesso racconto, magari integrandolo sulla base delle domande di pm e difensore. E a quel punto protagonista e contesto hanno subìto un'inversione di rotta di 180 gradi.
«Non sono un consumatore di droga, non ho mai comprato cocaina da Jarmouni» ha riferito in Tribunale provocando più di un'alzata di sopracciglio di giudice, pm e avvocato. L'esatto opposto di quello che aveva detto durante le indagini ai carabinieri. Alla contestazione del pm, sulle contraddizioni plateali emerse in aula, il teste ha aggiunto il carico da novanta. «Ho firmato il verbale dei carabinieri, ma non mi ricordo di averlo letto, potrebbero averlo confezionato loro» ha rincarato. L'imputato è stato, comunque, condannato. E il giudice ha trasmesso gli atti alla Procura per valutare a carico del teste-cliente l'eventuale incriminazione per falsa testimonianza e calunnia nei confronti dei carabinieri.
Pietro Barghigiani
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