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Pisa

Truffe, commercialista sospeso un anno

Truffe, commercialista sospeso un anno

La sanzione disposta dal consiglio dell’ordine dopo l’indagine sui mancati pagamenti di imposte e contributi dei clienti

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PISA. L’inchiesta penale è chiusa da mesi. Ora arriva anche il provvedimento disciplinare a “proteggere” i clienti dalle mosse del commercialista indagato per truffa, appropriazione indebita aggravata e falso materiale.

L’ordine dei commercialisti ha sospeso dall’esercizio della professione per un anno il dottor Luciano Lagordi, 65 anni, originario di Bientina, con residenza e studio a Pisa.

È una sanzione che mette il professionista nella condizione di non nuocere togliendoli il potere di firma sulle pratiche dei clienti. Un atto di tutela verso i clienti quello adottato dal consiglio dell’ordine dei commercialisti una volta appresa la notizia dell’avviso di chiusura delle indagini nei confronti dell’iscritto all’albo e dopo aver ricevuto diversi esposti di clienti che hanno perso soldi.

Sospeso per un anno in attesa della definizione del filone giudiziario che lo vede reo confesso dopo le querele di alcuni clienti e le indagini affidate alla Guardia di finanza dal sostituto procuratore, Sisto Restuccia. Il commercialista ha ammesso di aver trasformato, a loro insaputa, decine di clienti del suo studio professionale in debitori inconsapevoli di Stato e Inps. L’importo dei mancati pagamenti, provvisorio, si aggira sui 2 milioni di euro, senza considerare i “buchi” da centinaia di migliaia di euro ripianati dal professionista con risorse proprie prima che l’inchiesta dilagasse anche nelle proporzioni degli ammanchi costringendo il commercialista ad arrendersi all’evidenza di una situazione ormai fuori controllo.

La Procura è orientata a disporre la citazione diretta a giudizio per il commercialista. Una gestione dello studio sfuggita di mano con spese impreviste o incontrollate di cui non ha saputo prevedere gli effetti, sarebbe all'origine di un buco milionario scaricato sulle tasche di decine di clienti. Clienti beffati. Al momento sono quattro le querele presentate da ex clienti, Ma le parte offese, sentite dai finanzieri, sono molte di più tra professionisti, piccoli artigiani, imprenditori e famiglie che hanno ricevuto nei mesi scorsi le cartelle firmate Equitalia.

C’è gente, tra cui un pediatra che nel tempo ha dato al commercialista almeno 200.000 euro. Soldi che, stando alle querele, non sarebbero mai finiti nelle casse dello Stato e dell'Inps. Importi che, però, sono stati chiesti sotto forma di intimazioni e solleciti ai contribuenti ritenuti infedeli. Il periodo preso in esame nelle denunce copre diversi anni a ritroso nel tempo. Solo quando hanno scoperto che le somme versate al commercialista non venivano impiegate per rispettare le pendenze con fisco e previdenza, i privati prima hanno chiesto conto dei mancati versamenti e poi si sono rivolti agli avvocati. Scadenze tributarie e saldi contributivi che i clienti pensavano di aver definito dopo aver dato i soldi all'indagato e che, invece, non erano mai stati onorati. E quando sono arrivati i solleciti di pagamento da parte di erario e casse previdenziali, i clienti dello studio hanno scoperto di essere diventati debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli. In alcuni casi, grazie alla domiciliazione nello studio del commercialista, l'arrivo delle cartelle esattoriali di Equitalia non veniva portato a conoscenza dei destinatari. Per altre situazioni, la sgradita corrispondenza esattoriale veniva edulcorata dal professionista cona la spiegazione delle "solite" cartelle pazze all'italiana. E che ci avrebbe pensato lui a sistemare tutto. Secondo l'accusa, presentava una richiesta di rateizzazione apponendo la firma del debitore. Che resta, con lo scorno di aver già pagato una prima volta, ancora insolvente verso lo Stato.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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