Il dolore
Motorizzazione, emergenza continua
Sportelli aperti a singhiozzo, personale ridotto: è caos e per “regolare” le revisioni intervengono le forze dell’ordine
PISA. Probabili titoli di coda per la motorizzazione civile di Pisa; é da molto tempo che se ne parla, adesso potrebbe essere la volta decisiva.
Entrare alla motorizzazione civile - oggi - è un po' come entrare in un'anticamera del Terzo Mondo.
Strutture obsolete, bagni pubblici inutilizzabili o con le porte rotte, personale ridotto all'osso, interi settori di quella che dovrebbe essere l'emanazione del ministero dei trasporti, chiusi appena un dipendente si ammala o va in vacanza.
Nel mese d'agosto, causa carenza di personale, siamo arrivati addirittura al punto (di non ritorno? ) in cui la struttura rimane aperta solo tre mattine su cinque.
Le conseguenze sono l'ufficio completamente intasato dall'utenza nei pochi giorni d'apertura e un front-desk di tre/quattro persone (quando va bene) a sopportarne il peso.
L'emergenza è la regola; un manipolo di impiegati deve soddisfare centinaia di persone quotidianamente. Lo stress è palpabile, così come gli scoppi d'ira frequenti tra gli utenti insoddisfatti.
Pochi giorni fa, sono dovute intervenire le forze dell'ordine durante le revisioni dei veicoli: decine di cittadini, provenienti da tutta la provincia, incolonnati con la propria auto, in attesa di un tecnico che non arrivava (naturalmente mancava anche un sostituto).
Quando parliamo di motorizzazione di Pisa, parliamo del secondo ufficio provinciale per bacino d'utenza in tutta la Toscana (subito dopo Firenze), ma stiamo parlando anche di un ufficio cronicamente sottodimensionato a livello di personale e povero di mezzi.
Giusto un esempio: i pisani con autocarri di peso complessivo superiore ai 35 quintali vengono indirizzati già alla Motorizzazione di Lucca per mancanza di strutture adeguate in loco; il pratica, per alcuni servizi, la motorizzazione di Pisa è già una succursale di Lucca.
Per capire la situazione della motorizzazione di Pisa è illuminante il confronto tra il personale impiegato a Pisa e quello di Lucca: Pisa ha 15 dipendenti, la più piccola Lucca ben 32. Nonostante la situazione sia - da anni - conosciuta, tanto dai comuni cittadini, quanto da dirigenti, amministratori e politici locali; nessuno è stato fin'ora in grado di invertire la tendenza, anzi adesso, ciliegina sulla torta, si parla addirittura di chiusura. Ormai in motorizzazione non si parla d'altro: la possibilità della definitiva chiusura della sede pisana e il distaccamento dei servizi a Lucca o Livorno.
Paradossale che nel pisano, terra di eccellenze in molti ambiti, terra di origine del governatore della regione, si stia assistendo, nella sostanziale indifferenza, alla morte annunciata di una struttura indispensabile ai cittadini e al territorio.
Cosa comporterebbe esattamente questa chiusura? Per il privato cittadino di Pisa, ma anche di Volterra, doversi recare a Lucca o Livorno per godere di servizi amministrativi e tecnici relativi ai trasporti: collaudi e revisioni, trasferimenti di proprietà, rilascio targhe ciclomotore, iscrizione all'esame per il rilasciodelle patenti, duplicati patenti, servizi nautici, permessi per la commissione e così via. In sostanza: azzeramento dei servizi e declassamento di un'intera provincia. Una palese ammissione di impotenze (o di incapacità?) di tutta la classe dirigente, amministrativa e politica del nostro territorio. Il declassamento di un territorio a discapito dei cittadini sarebbe anche un autogoal delle sua classe politica. Se finirà male, i cittadini sapranno almeno chi ringraziare.
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