Il Tirreno

Pisa

Il fondo pro Gattuso si è messo in moto

di Antonio Scuglia
Il fondo pro Gattuso si è messo in moto

Pablo Dana trasmette al sindaco la lettera di intenti

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PISA. La partita dei nerazzurri stasera a Brescia non sposta l’attenzione dal caos societario, al termine di una delle settimane più roventi in assoluto della storia del Pisa.

Sabato 13 è previsto l’insediamento del nuovo Cda e in pratica della nuova società, che vedrebbe Marco Calleri presidente e l’Italpol di Giulio Gravina (ex cognato dell’attuale presidente Fabio Petroni) nuova socia di Britaly Post.

Ma non è detto che finisca così, anzi. Ieri abbiamo avuto conferme dirette che il fondo internazionale legato al banchiere italiano di Dubai Pablo Dana nei prossimi giorni tenterà un affondo per comprare il Pisa. E se l’operazione riesce, come tutta la città a questo punto spera, Gattuso tornerà in panchina. Dovendo ricostruire molto, è chiaro, perché i giocatori che hanno più mercato intanto hanno iniziato a scappare o a chiedere di essere ceduti. Ma in fin dei conti, l’anno scorso il Pisa fu interamente rifatto dopo Ferragosto e alla fine arrivò addirittura la promozione.

L’atteso annuncio sulla veridicità della trattativa è arrivato ieri sera dal sindaco Filippeschi: «Mi ha contattato Pablo Dana confermandomi di aver inviato una lettera di intenti alla Carrara Holding e che girerà anche a me, come da nostra richiesta. Dama mi ha anche confermato che si tratta del fondo interessato da tempo a Lucchesi e Gattuso».

Il sindaco gli ha chiesto quali saranno le tempistiche: «Un loro incaricato arriverà in Toscana nei prossimi giorni. E per loro il Pisa potrebbe essere una prospettiva interessante».

Il tempo purtroppo non gioca a favore. Ogni trattativa per una società di calcio ha dei tempi tecnici, il vantaggio è che in questo caso non c’è bisogno di una due diligence sulla società, visto che questi dati e informazioni sono perfettamente noti al possibile compratore.

Ieri Mannini e compagni sono partiti regolarmente per Brescia e così non ci sono stati danni irreparabili: la mobilitazione dei tifosi per contestare la società attuale, seppur portata avanti con toni aspri e fragorosi (dell’amichevole con il Celta saltata si è parlato ovunque), non è mai degenerata, evitando così di fare saltare tutto e chiudere di fatto la stagione prima ancora di iniziarla.

La situazione però resta tesissima. Di fatto, chi contesta la società (e non sono quattro gatti ma migliaia di persone) e vuole che il progetto-Gattuso possa continuare, è intenzionata a tenere una linea molto dura se Fabio Petroni cederà il Pisa o parte delle quote a una società in qualche modo considerata “di famiglia” o comunque riconducibile al suo entourage. Si è visto venerdì sera, quanto in città si è sparsa la voce di un nuovo Cda.

D’altra parte Petroni non è disposto ad abbassare il prezzo per cedere alle pressioni di una piazza comunque lontana da Roma.

La possibile soluzione positiva della crisi passa solo per un terreno, quello della trattativa da intavolare comunque in tempi brevissimi fra il fondo “pro-Gattuso” e l’attuale proprietà. Il primo è chiamato a offrire una cifra che in termini reali permetta alla Britaly di rientrare dagli investimenti fatti sinora e uscire di scena con dignità; la seconda è chiamata (anche il sindaco ha detto in modo chiaro che non si può andare avanti così) a non irrigidirsi con pretese economiche inaccettabili, perché il risultato sarebbe un caos definitivo e ingestibile.

Cifre possibili? Secondo l’avvocato Minghetti (che si è ritirato dal ruolo di mediatore) la valutazione base dell’offerta è stata di 5,5 milioni, secondo fonti vicine alla proprietà questi 5,5 nominali vedrebbero troppe “decurtazioni” che farebbero arrivare l’offerta reale a non più di 2 milioni, troppo pochi. Ma se entrambe le parti si siedono a un tavolo negoziale armate di buone intenzioni, un accordo è possibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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