La manifestazione
«Bulgarella sempre più provato»
I suoi legali al contrattacco: «Dopo 3 anni si discute ancora del diritto di continuare ad investigare»
PISA. «Andrea Bulgarella è sempre più provato e amareggiato per le accuse che gli vengono rivolte, è stato personalmente segnato da questa indagine, ha preso l'impegno di finire i cantieri aperti a Pisa e li finirà perché lui vive e ha sempre vissuto per lavorare... ma ha quasi settanta anni e quando avrà terminato i lavori, si ritirerà».
All'indomani della decisione del Tribunale del Riesame di Firenze che sulla scia dei rilievi della Cassazione ha riconfermato “obtorto collo” le perquisizioni e i sequestri di materiale cartaceo ed elettronico nei confronti del costruttore trapanese-pisano, criticando però in modo a tratti persino sferzante il quadro accusatorio dipinto dalla Procura e dalla Dda fiorentina, la difesa di Bulgarella passa al contrattacco.
Lo fa tramite uno dei suoi legali, l'avvocato Andrea Bottone, che ieri pomeriggio si è presentato al Tower Plaza di Pisa e ha spiegato: «Bulgarella soffre in particolare per quella che considera l'accusa più infamante, quella di aver favorito la mafia reimpiegando presunti capitali illeciti. In realtà lui ha sempre combattuto la mafia, quella vera, tanto che è stato fatto più volte oggetto di minacce ed attacchi». A sostegno della sua tesi, Bottone cita fra l'altro un passaggio contenuto nelle 18 pagine dell'ordinanza emessa due giorni fa dal Riesame-bis in cui il collegio presieduto dal giudice Livio Genovese sottolinea “la scarsa precisione delle accuse rivolte dai collaboratori di giustizia nei sui confronti”. Ma è tutto l'impianto logico dell'ordinanza del Riesame-bis, teso a demolire le indagini del Ros, che il legale indica come prova dell'innocenza del suo assistito, accusato appunto di una serie di reati finanziari con l'aggravante del favoreggiamento alla mafia. «Pare evidente e indiscutibile che il Tribunale del Riesame continui a pensarla nei medesimi termini con cui, lo scorso ottobre, annullò il sequestro della Procura - sottolinea Bottone insieme con gli altri legali di Bulgarella, gli avvocati Giulia Padovani e Francesco Marenghi -. Anzi, si rimarca ancor di più la persistente e convinta perplessità sulle ipotesi accusatorie, che non trovano alcun supporto negli atti di indagine raccolti, definiti dal Tribunale non indicativi, generici e contraddittori».
D'altronde, aggiungono i legali, «dovendo applicare il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, il Tribunale del Riesame ha in sostanza preso atto della sufficienza di mere e astratte ipotesi di reato, per procedere all'acquisizione di documentazione con il sequestro probatorio. E nel dare esecuzione a tale principio, la nuova ordinanza del Tribunale ha confermato in ogni passaggio l'assenza del minimo supporto probatorio ai presunti reati commessi da Bulgarella, soprattutto alla luce dell'ampio confronto tra le parti avvenuto nel corso delle due udienze di Riesame».
Quindi l'affondo del collegio difensivo: «Dopo oltre tre anni di indagini, ancora si discute del diritto di continuare ad investigare, nonostante l'evidente carenza di supporto probatorio alle ipotesi accusatorie, certificata da due diverse ordinanze del Tribunale del Riesame». E il patto “scellerato” Unicredit-Banca Intesa per salvare Bulgarella dal presunto dissesto finanziario? «Mai esistiti complotti o piani di salvataggio pro-Bulgarella», conclude l'avvocato Bottone.
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