Sicurezza
Mian, chiamata a vuoto Gattuso non torna
Il tecnico: mi spiace, niente da fare se non cambia la società
PISA. Alla fine Maurizio Mian ha vinto la sua guerra diplomatica, strappando l’accordo per richiamare Gattuso, ma era troppo tardi: l’allenatore dimissionario dei nerazzurri gli ha ribadito che con Petroni non tornerà. E così un altro giorno si consuma senza una schiarita in casa Pisa.
«Mi dispiace - dice Mian - avevo la speranza di riuscire a mediare in qualche modo e, una volta che tutti fossimo stati intorno a un tavolo, avremmo potuto cercare dei punti di incontro».
Ieri è stata una giornata di apparente calma ai vertici del Pisa, dopo il terremoto societario, con il nuovo Cda (Mian presidente secondo il comunicato ufficiale, carica peraltro smentita dallo stesso interessato che parla solo di presidenza onoraria, con nessuna firma apposta; vice presidente Lorenzo Giorgio Petroni, figlio del presidente Fabio, consiglieri Giuseppe Tambone e Vincenzo Taverniti, il quale sarà consigliere delegato).
Il sindaco Filippeschi il giorno prima aveva rappresentato a Taverniti le enormi preoccupazioni per il “clima” in città, ma smentisce di aver chiesto un “mandato a vendere”: «In Comune non sono arrivate al momento manifestazioni di interesse». Anche se qualcuno ha iniziato a chiedere informazioni ad alcuni professionisti in città.
I gruppi della curva Nord erano già usciti ieri con un duro comunicato, dopo un colloquio notturno di loro rappresentanti proprio con Maurizio Mian: «Noi siamo allibiti - dicono - dalle dichiarazioni uscite fuori negli ultimi momenti. Ribadiamo che a Pisa i banditi non li vogliamo. Tutto ciò compromette e rovina un ambiente positivo che si era consolidato, già da questi primi comunicati la squadra si sta sfaldando. Siamo incazzati neri che tutto questo sia stato fatto all’oscuro delle istituzioni e dell’intera città che pubblicamente aveva dichiarato di avere altre intenzioni. Speriamo che Maurizio Mian modifichi le sue intenzioni: aiutare questi personaggi non è fare il bene del Pisa, il bene del Pisa è creare una società sana e pulita e così non è certo possibile».
Mian da parte sua non si è mosso dalla decisione di rimanere in una veste amichevole con la proprietà, ma su un punto era stato chiaro: «La mia vicinanza alla società è strettamente legata a un ruolo di mediazione, se non avessi avuto l’indicazione di parlare con il mio amico Gattuso per tentare di convincerlo a tornare indietro tutto sarebbe stato svuotato di significato».
E allora cosa è successo? «Ci siamo visti a Firenze con l’avvocato Taverniti e ho riscontrato un’apertura in questo senso, allora ho provato a contattare Gattuso e abbiamo avuto una lunga chiacchierata. Amichevole e cortese. Perché Rino è una gran bella persona. Ma mi ha detto che lui con Petroni non tornerà. E questo secondo me è un peccato. Perché sarebbe stato bello provare a ricominciare insieme e salvare un progetto sportivo già molto avviato».
Ma potrebbe ripensarci e intavolare una discussione per acquistare la società? «Non ci sono i presupposti», dice Mian. Nei giorni scorsi Covarelli aveva convinto lo stesso Mian a partire con questa avventura, poi tutto si è interrotto prima di concretizzarsi. «Non c’è nessun contenuto finanziario nel mio avvicinamento a questa società - dice - è solo un tentativo di dare una mano e anche di gettare dell’acqua sul fuoco, perché secondo me ci sarebbero le premesse per costruire qualcosa».
Sul fronte squadra, intanto, i segnali sono molto preoccupanti, perché quattro o forse cinque giocatori avrebbero chiesto di essere ceduti, motivando il loro malessere proprio con lo stop a un progetto sportivo, quello di Gattuso, che li aveva convinti a venire a Pisa. Da diversi giorni, ovvero dalla partenza del tecnico, sono diventati molto sfilacciati anche i rapporti fra la proprietà e il direttore generale Fabrizio Lucchesi, messo di fatto alla corde dalle dimissioni di Gattuso e dal siluramento di Freggia dal Cda. La sua situazione è particolare, perché da una parte è dipendente del club, dall’altra è pur sempre l’ex proprietario del 50% delle quote, che non gli sono state ancora liquidate. Non ha indicato possibili sostituti di Gattuso sperando che le cose potessero aggiustarsi, ma ora che questa possibilità è sfumata la situazione si complica.
La squadra intanto avrebbe dovuto iniziare il ritiro di Montecatini, che al momento sembra congelato. In pratica si vive alla giornata, le riunioni dei dirigenti fra l’altro avvengono fuori città.
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