La manifestazione
CAOS PISA
PISA. Sembra passata un'eternità. Eppure non sono trascorsi nemmeno due mesi da quando le migliaia di tifosi, sostenitori o semplici appassionati di calcio uscirono dalla curva Nord liberando quel...
PISA. Sembra passata un'eternità. Eppure non sono trascorsi nemmeno due mesi da quando le migliaia di tifosi, sostenitori o semplici appassionati di calcio uscirono dalla curva Nord liberando quel grido di gioia che all'ombra della Torre mancava da lunghi sette anni.
Giovani, adulti e bambini. Con bandiere, sciarpe e fumogeni. A migliaia affollarono il cuore del tifo nerazzurro facendolo pulsare per oltre novanta minuti, seppur assistendo a quella pagina di storia della Pisa calcistica da un maxischermo. Con gli occhi lucidi per aver raggiunto quell'obiettivo che la grinta di Gattuso, il carattere della squadra e la spinta dei tifosi hanno dimostrato di meritare sul campo e sugli spalti.
Sembra passata un'eternità. Eppure sono trascorsi appena una cinquantina di giorni da quando al triplice fischio proveniente dall'inferno dello Zaccheria di Foggia, gli oltre cinquemila che affollavano la curva Nord si svegliarono da quel sogno chiamato “serie B”. Da quel momento non c'era più bisogno di fantasticare. Il percorso, seppur tumultuoso, era completo. Da quel momento bisognava solo festeggiare.
Se potessero parlare, quei pini marittimi che ombreggiano gli ingressi della curva Nord racconterebbero le lacrime di gioia di intere famiglie unite in un abbraccio, l'entusiasmo di centinaia di bambini che probabilmente per la prima volta stavano vivendo quei giorni di felicità e la contentezza dei più anziani, catapultati in un passato che un giorno speravano di rivivere. Da quel giorno bisognava festeggiare, ma anche iniziare a programmare quel futuro che a Pisa mancava da anni. Per trasformare il sogno in una solida realtà.
Quegli stessi alberi attorno ai quali anche ieri sera si è riunita una sparuta rappresentanza della Pisa calcistica oggi parlerebbero di una storia che sembra appartenere ad un recente passato che i più preferirebbero cancellare. Racconterebbero non la rabbia ultrà. O, almeno, non solo. Ma la delusione di quel popolo fiero dei suoi colori che non è più disposta ad avallare le promesse, le parole e le garanzie di una società, il cui maggior difetto è stata e continua ad essere la mancanza di chiarezza. I comunicati e i contro-comunicati non bastano a sgombrare quel velo di grigiore che ha avvolto ancora una volta il sogno della Pisa nerazzurra.
Anzi, continuano a rendere ancora più esplosiva la situazione. Occorre ricucire lo strappo. E per farlo il primo passo lo deve compiere la società. In avanti, parlando con documenti alla mano dell'attuale situazione e dei futuri progetti, o indietro. Lasciando quel sogno nelle mani di chi - economicamente e gestionalmente - sarebbe in grado di trasformarlo in realtà.
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