Sicurezza
Arresti, ricorso bis Petroni riprova a tornare in libertà
Depositata la seconda istanza per la revoca dei domiciliari Prefetto e sindaco in contatto con i legali dell’imprenditore
PISA. Stamani verrà depositato al Tribunale del Riesame di Roma il ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari notificata all’imprenditore e proprietario del Pisa, nonché ex presidente, Fabio Petroni.
Dopo il no alla revoca degli arresti pronunciato dalla quarta sezione collegiale del Tribunale di Roma dove è in corso il processo che lo vede imputato per bancarotta fraudolenta per distrazione, i legali del proprietario di Terravision riprovano a far ottenere la libertà al proprio assistito.
«Nel giro di qualche giorno il Tribunale del Riesame si esprimerà, siamo fiduciosi» fanno sapere i difensori.
Dal 21 luglio Petroni è ai domiciliari. Una condizione che non gli consente di comunicare con persone che non siano i suoi familiari o i suoi legali, Massimo Krogh e Cesare Placanica. Gli arresti si sono sovrapposti, rendendo tutto molto più complicato, a una crisi societaria dai toni farseschi nella quale vengono collezionati episodi da telenovela.
I telefoni degli avvocati di Petroni sono stati martellati dalle chiamate del prefetto e del sindaco, il cui timore è quello di veder degenerare le contestazioni all’imprenditore in eccessi fuori controllo. In questo senso va anche letta l’apertura dell’ex patron nerazzurro verso il ritorno di Gattuso considerando così già vecchio il comunicato del Cda dell’Ac Pisa di martedì pomeriggio nel quale Ringhio veniva considerato fuori dai programmi del club.
Un canale diretto e mai interrotto è stato avviato e alimentato anche nella giornata di ieri con Maurizio Mian. Gli eventi e i presunti sviluppi, propagati dall’entourage del figlio di Gabriella Gentili, la nonna ultras, si superano nel giro di poche ore.
Il fronte Pisa, la cui proprietà è in capo alla società inglese Britaly Post di Petroni, viene dopo nella gerarchia delle preoccupazioni dell’uomo che ha portato a Pisa il sistema low cost dei trasporti con Terravision.
Il primo pensiero è tornare in libertà, fuori da un’inchiesta dove Procura romana e Guardia di finanza lo accusano di aver distratto fondi da due aziende del suo gruppo in amministrazione giudiziaria da parecchi mesi: la Terravision H.R. & Services Srl, e Alivi- sion patrimoni e servizi di Petroni Fabio Sas. Oltre agli arresti domiciliari, la magistratura ha provveduto anche a un corposo sequestro di conti, licenze e beni aziendali con relativa nomina di un amministratore giudiziario per garantire continuità aziendale e posti di lavoro di un gruppo che fattura 35 milioni di euro l'anno. Sono le licenze dei trasporti di linea Roma-Ciampino-Fiumicino, Pisa/aeroporto-Firenze e Orio al serio-Milano; conti correnti bancari e altri rapporti finanziari; contratti commerciali e beni aziendali tra cui 29 autobus di linea e 2 auto. Un intervento che, nelle intenzioni della Procura, permette di vincolare i beni a garanzia dei creditori del fallimento. Crac da 25 milioni di euro.
Le indagini e i guai per Petroni nascono con il crac della "Terravision Rome Airport Scarl" il primo febbraio 2013 per un passivo di 25 milioni di euro. Un filone di inchiesta che nella primavera 2015 ha portato a giudizio l'imprenditore per bancarotta fraudolenta per distrazione. Il processo è alle ultime udienze. Per la Finanza almeno 9,1 milioni di euro anziché prendere la strada di Fisco e Inps sarebbero finiti nella disponibilità di moglie e figlia di Petroni».
Pietro Barghigiani
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