La manifestazione
UN PASSO INDIETRO NON VUOL DIRE DEBOLEZZA
di ANTONIO SCUGLIA Temiamo che oggi non tutti abbiano l’esatta percezione della rabbia dei tifosi. Ci sono state delle avvisaglie, per fortuna con comportamenti ampiamente nei limiti della civiltà. E...
di ANTONIO SCUGLIA
Temiamo che oggi non tutti abbiano l’esatta percezione della rabbia dei tifosi. Ci sono state delle avvisaglie, per fortuna con comportamenti ampiamente nei limiti della civiltà. E c’è un’aria di grave tensione, dopo le dimissioni di Gattuso (con pesanti critiche alla società) e lo scambio di accuse all’interno del Cda nerazzurro. Una tensione che ieri, ma solo per poco, sembrava lasciare il posto alla speranza, quando Mian ha annunciato di aver accettato l’incarico di presidente onorario: la speranza era che anche le quote societarie sarebbero state interessate, e che l’opera dello stesso Mian sarebbe stata sufficiente per ricomporre i dissidi in società, favorendo il ritorno dell’allenatore. Questo non è successo, e la temperatura ha ripreso a salire. Tanto che già la partita di stasera, Pisa-Celta Vigo, potrebbe essere teatro di pesanti contestazioni. Il segnale del nervosismo serpeggiante in città, due sere fa, è stato chiarissimo: «O si gioca con Gattuso o non si gioca più», hanno detto gli ultrà, e non lo hanno fatto durante un loro direttivo,ma davanti a duemila persone, nel parcheggio antistante la tribuna dell’Arena, che a loro volta non hanno dato segno di dissentire.
La proprietà attuale ha salvato il Pisa dal baratro, prima a gennaio poi all’inizio dell’estate. Mentre la squadra costruita da Gattuso e Lucchesi conquistava la serie B a suon di vittorie. Purtroppo però i rapporti all’interno del club sono presto diventati sempre più tesi, fino alla rottura della corda. Le difficoltà sono aumentate, sia in termini organizzativi che di rapporti personali e con la tifoseria, scoppiati (dopo un preoccupante prologo in occasione della festa per la promozione) negli ultimissimi giorni.
Dal punto di vista della gestione societaria, è chiaro che non può essere il pubblico a imporre ad un club una decisione tecnica: se succedesse, il calcio chiuderebbe in due anni. Ma il sostegno popolare garantito a Gattuso non appena il tecnico ha lasciato capire che le sue dimissioni potrebbero rientrare è stato tale, e talmente fragoroso, che prima di sbattere definitivamente la porta potrebbe essere utile fare un estremo tentativo di ricomporre la vicenda con il tecnico. Se la squadra è con lui (la sua partenza definitiva porterebbe diversi giocatori a chiedere la rescissione) e la gente è con lui, qual è il danno minore? Confrontarsi almeno un’ultima volta e provare a salvare il rapporto oppure scegliere il muro contro muro? In una realtà “normale” non avremmo avuto dubbi ad appoggiare una linea ferma della società, ma Pisa non è una realtà normale: è un luogo, civilissimo per fortuna, dove il calcio viene vissuto in modo viscerale, così come viscerale è l’amore per Gattuso; e ascoltare gli umori del popolo nerazzurro può essere più utile di ogni altra politica.
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