Il Tirreno

Pisa

QUALCUNO SPIEGHI A CHE “GIOCO” STANNO GIOCANDO

di FRANCESCO LOI

di FRANCESCO LOI Da qualunque parte si guardi questa vicenda c’è qualcosa, e più di qualcosa, che proprio non torna. Ma d’altra parte di lineare e logico nelle vicende del Pisa, a cominciare dal caos...

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di FRANCESCO LOI

Da qualunque parte si guardi questa vicenda c’è qualcosa, e più di qualcosa, che proprio non torna. Ma d’altra parte di lineare e logico nelle vicende del Pisa, a cominciare dal caos post-Foggia tra Petroni e Gattuso, da settimane non c’è quasi niente.

Anche la giornata di ieri non si è sottratta. Maurizio Mian è un po’ presidente e un po’ no, nel senso che sarebbe solo onorario, il che vorrebbe dire che forse ci mette i soldi, ma forse no. Poi arriva il comunicato della società in cui si dichiara che Mian ha accettato di presiedere il cda. Che significherebbe essere più che onorario. Ma sembra che questo non corrisponda al vero.

Un rompicapo che, al di là del caso specifico, la città non si merita.

Di certezze in questo guazzabuglio ne emergono pochissime. Una è che Giancarlo Freggia non fa più parte del consiglio d’amministrazione, quindi non ha più la carica di vicepresidente del club. L’avvocato Minghetti si era già chiamato fuori, così il cda nerazzurro è composto da tutto il gruppo romano più Mian (sempre da capire in che veste reale, però).

Freggia era quello che si era preso il ruolo, anche pubblicamente, di capo dell’opposizione. Aveva denunciato la rottura del famigerato “patto di Gallarate” da parte degli uomini di fiducia del patron Petroni. La sua fuoriuscita, con la piega presa da questa storia, resta l’unica mossa logica.

Ci sarebbe anche da comprendere fino in fondo il ruolo di Fabrizio Lucchesi, un altro che è stato alfiere dell’opposizione a Petroni. Il dg continua a lavorare d’intesa con i romani. Anzi, come sembra di capire dalle comunicazioni ufficiali, il club lo sta eleggendo sempre più a punto di riferimento. Tutti parlano, anche troppo, mentre Lucchesi per ora è l’unico che resta in silenzio.

E veniamo a Gennaro Gattuso, altro personaggio se non altro sballottato. Due sere fa lo davano a La Spezia in una tavolata con Mian e Leonardo Covarelli, quest’ultimo un altro attore di questa sceneggiatura senza capo né coda, almeno in questa fase (fino a quando forse si chiarirà il quadro).

Su questo versante poteva arrivare una certezza, perché un ritorno in grande stile di Mian sembrava non poter prescindere da un grande ritorno ugualmente in grande stile di Gattuso, anche se la piazza, perlomeno una parte non secondaria, ha poco gradito lo “strappo” senza preavviso di Ringhio.

Da quando Fabio Petroni è agli arresti domiciliari, ed evidentemente in tutt’altre faccende affaccendato, la confusione regna sovrana. E anche i tentativi più lodevoli, come potrebbe essere catalogato quello di Mian, finiscono in un tritatutto della passione e della pazienza dei tifosi. Oltre che del buon senso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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