Sicurezza
Patrimonio miliardario (in euro)
Farmaci, case e royalties per finanziare le passioni tra editoria, show e calcio
PISA. È affezionato alle burle e alla voglia di spiazzare. Che siano idee stravaganti o progetti bizzarri in cui crede solo lui, Maurizio Mian, 60 anni, farmacologo, prende il gioco sul serio.
Ne ha facoltà quel ricco eccentrico evocato nelle periodiche crisi societarie nerazzurre come il cavaliere bianco pronto a salvare colori e onori della squadra. Seduto su un fortuna miliardaria (c’è chi azzarda una stima in euro) nata e alimentata dai farmaci, il neo presidente del Pisa ha una straordinaria capacità, quella di far parlare di sé.
Con la leggerezza di chi non ha problemi di sussistenza, e neanche lo avranno le prossime generazioni Mian, può permettersi di inventare la storia di Gunther, cane che eredita una vagonata di miliardi (allora c’erano le lire) da una fantomatica contessa tedesca. Copertine e servizi tv. Ma è anche uno che scuce sull’unghia 7,5 milioni di euro per comprare la villa di Madonna a Miami. Folklore e concretezza dosati, ma sempre per divertirsi.
Società alle Bahamas, fondazioni intestate all’amato cane e ai suoi eredi, un patrimonio in mattoni che, in difetto, qualche tempo fa è stato radiografato intorno ai 700 immobili tra Pisa e Firenze.
Beni inseriti in holding e trust da ingegneria finanziaria sottile nei modi, voluminosa nei contenuti. Un impero che con gli allora 600 miliardi di lire incassati dalla vendita della Gentili Farmaceutica si è allargato con fondamenta granitiche. E, dettaglio non indifferente, ogni anno nei forzieri vengono pompati diversi milioni di euro in royalties per alcuni brevetti per la cura dell’osteoporosi di cui ha mantenuto la titolarità. Sa stare al mondo e senza affanni Maurizio Mian, personaggio piacevole che può permettersi di stupire fino alla trasgressione perché alla fine conoscendolo tutto gli viene perdonato. Dagli eccessi agli imbarazzi.
All’apparente frivolezza delle sue uscite fa da contrappeso una solidità patrimoniale leggendaria. La vendita dell’azienda, dove la madre Gabriella era dominus e mente insindacabile, dà l’accelerazione alle incursioni del farmacologo negli ambiti in cui lo porta il cuore, dai reality solo ipotizzati (una sorta di Grande Fratello a ispirazione scientifico-sessuale) alla politica con i Radicali di Pannella all’editoria con il sostegno al quotidiano “L’Unità” materializzato in assegni per almeno 7 milioni di euro (parte dei 200 scudati dal Liechtenstein) dopo una telefonata da “cappello in mano” dell’allora segretario Pd, Pierluigi Bersani.
«Il partito mi ha usato come un bancomat» è sempre stato lo sfogo di Mian. E poi c’è il calcio. La parentesi del Pisa 2002-2005 con altri svariati milioni versati e una divagazione sponda Pontedera con la provocazione della pornostar Valentine Demy ai vertici societari. Un miliardario eccentrico che gioca e si diverte e al quale tanti chiedono e, spesso, ottengono. Il ritorno al vertice del Pisa è uno slancio passionale, l’ennesimo, verso la squadra di cui la mamma era la “nonna ultras”. Il gioco per Mian resta una cosa seria.
Pietro Barghigiani
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