Sicurezza
Picchiati e rapinati in casa banda violenta in carcere
Dei cinquanta colpi contestati ai quattro finiti in cella due sono avvenuti a Pisa Una vittima legata al letto e pestata a sangue dopo averla imbavagliata
PISA. Dalla Cina con furore. Prendevano di mira imprenditori e famiglie originarie delle Repubblica popolare, li rapinavano con metodi talvolta violenti stile Arancia meccanica e poi se la spassavano convinti che nessun connazionale li avrebbe denunciati o quantomeno identificati di fronte alle forze dell’ordine. Ma la carriera criminale di questi Drughi dagli occhi a mandorla è ormai al capolinea: ieri mattina i carabinieri della compagnia di Santa Margherita Ligure, unitamente a quelli di Lucca, hanno portato a termine una articolata indagine, procedendo all'esecuzione di quattro misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro cittadini cinesi: si tratta di Zou Zhipeng (48 anni), Sha Jianhui (24 anni), Chez Zhi Peng (26 anni) e Wang Zecheng (45 anni). Sono una cinquantina le rapine che secondo la polizia sarebbero riconducibili alla gang cinese: colpi avvenute tra Lucca, Prato, Pisa (due), Bologna e Modena, nel periodo compreso tra il 2013 e la fine del 2015. Tra questi c’è anche la rapina del 13 dicembre scorso in via dei Bugni a Segromigno in Monte. Approfittando dell’oscurità e del fatto che il 72enne padrone di casa aveva aperto la porta per depositare la spazzatura nel cassonetto, i quattro rapinatori lo avevano spinto all’interno – uno era armato di pistola, rivelatasi solo in seguito una scacciacani – e poi lo avevano legato al letto con dei lacci e pestato a sangue dopo averlo imbavagliato perché non gridasse. Alla fine del brutale pestaggio ai danni dell'anziano imprenditore cinese, titolare dei magazzini “Caspita”, i quattro rapinatori avevano rovistato in tutta la casa, portando via denaro, gioielli e altri oggetti per un valore di 20.000 euro. Dopo circa mezz’ora il 72enne era riuscito a liberarsi e aveva dato l’allarme assieme alla figlia che nel frattempo era tornata a casa. Sul posto intervennero i carabinieri: l'impressione avuta dalla vittima e dagli investigatori era che i malfattori conoscessero con esattezza le abitudini delle persone che vivevano nella casa e addirittura le abitudini di tutti i componenti del nucleo familiare.
Coordinati dal sostituto procuratore Elena Leone i militari avviarono l’indagine e dopo uno scambio di informazioni con i militari di Santa Margherita ligure, diretti dal maggior Antonio De Rosa, che stavano indagando su analoghe rapine commesse da cinesi ai danni di cinesi, scoprirono che verosimilmente gli autori del colpo potevano essere alcuni asiatici dimoranti in Prato.
Tutti senza alcuna attività lavorativa, formalmente nulla tenenti ma di fatto dediti alla bella vita e al continuo su e giù tra l’Italia e la Cina, dove probabilmente accumulavano parte del bottino. Grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali i militari scoprono che il giorno dopo la rapina a Segromigno, la banda ha colpito nuovamente in un’abitazione di Rapallo e che si sta preparando a commettere altri crimini. Così scatta il blitz: il 23 dicembre a Bologna e Prato i carabinieri arrestano cinque membri della banda. Nelle perquisizioni successive vengono ritrovate due pistole scacciacani notebook e documenti sottratti nell'abitazione di Segromigno. A convincere definitivamente i militari che quattro dei cinque arrestati siano parte della banda che ha realizzato la rapina, c’è la corrispondenza tra i campioni biologici rinvenuti nell’appartamento e il Dna dei rapinatori. Così scattano le misure cautelari nei confronti dei quattro rapinatori che peraltro erano già in carcere: tre a Prato e uno a Bologna. Sono accusati di rapina rapina, lesioni e sequestro di persona aggravati in concorso. In totale sono una cinquantina i colpi per cui sono indagati: tra questi due a Pisa, tre a Prato e perfino quello commesso nel 2013 a San Donato ai danni di un ristoratore.
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