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Freggia-Taverniti duello infinito a suon di comunicati

Freggia-Taverniti duello infinito a suon di comunicati

L’avvocato: «Nel cda definiti i ruoli di tutti i protagonisti» Il vicepresidente: «Nessuno ha dato l’ok per Tambone»

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PISA. «Non avete rispettato il patto di Gallarate». «Non è vero, non dici la verità». Tra l’avvocato Vincenzo Taverniti, componente del cda dell’Ac Pisa, e Giancarlo Freggia, vicepresidente, lo scambio di comunicati è senza fine. Un botta e riposta continuo. Anche troppo. Caos nel caos. Aveva cominciato Freggia accusando Petroni e Taverniti di essere andati contro gli accordi. In pratica, la parte romana si era (ri)presa troppo potere rispetto al trio Lucchesi-Gattuso-Freggia.

Ma come ha replicato Taverniti a Freggia? Così: le deleghe erano state definite per evitare invasioni di campo. «Freggia: vicepresidente e delegato a tutti i rapporti locali e regionali; Minghetti: legale e marketing; Tambone: settore giovanile e settore sportivo unicamente per le verifiche contrattuali e quale supporto al direttore Lucchesi che, insieme all’allenatore Gattuso, aveva carta bianca, nei limiti del budget imposto dalla Lega B, per tutto quanto riguarda la prima squadra ed il relativo staff tecnico; Taverniti: questioni interne societarie e non sportive».

L’accusa: «Rispetto a queste ipotesi, l’unica voce dissonante è stata la tua che hai richiesto per te la delega per la prima squadra destando unanimi perplessità non solo tra i consiglieri e riscuotendo anche il diniego dello stesso allenatore. Confermo che è stata una scelta della società affidare al dr. Tambone, giovane dirigente stimato a livello nazionale, la gestione del settore giovanile e con questa sfida si misurerà e se ne valuteranno i risultati. Per quanto mi riguarda, ho unicamente mantenuto l’incarico che ho sempre avuto, quello di firmare in caso di assenza del presidente. Ogni mia decisione in questa fase è stata assunta coordinandomi con i membri del cda competenti per materia, per le urgenze con Sabatini, Tomei, Baffa e Belli e soprattutto con il direttore generale Lucchesi con il quale oggi siamo fuori Pisa nell’intento di garantire una qualificata guida tecnica alla squadra già, se possibile, dal prossimo 3 agosto».

Detto che attraverso il commercialista di Bologna Chiarioni l’obiettivo era quello di «il budget 30 giugno 2016/30 giugno 2017», in linea con quanto previsto anche dai vincoli imposti dalla Lega B, Taverniti ribatte: «La puntualità dei pagamenti relativi al settore sportivo, come quelli relativi agli adempimenti fiscali e previdenziali, è stata ed è garantita dalle fidejussioni presentate e se è vero che non tutti i pagamenti a fornitori ed al personale non sportivo sono puntuali è altrettanto vero che, rispetto al recente passato, si sono fatti passi da gigante e che soprattutto alla squadra sono stati garantiti comfort e prestazioni accessorie da categoria superiore. Ciò grazie allo straordinario contributo dato dal direttore con il nostro pieno sostegno».

E aggiunge: «Oggi abbiamo superato le criticità finanziarie e consolidato una società che non vive più nell’emergenza. L’obiettivo a cui miriamo è quello di fare in modo che al termine di quest’anno sia stato acquisito un metodo di programmazione che consenta di evitare shock come quello comunemente condiviso per la rincorsa alla fidejussione quando quella bulgara è sembrata inidonea».

La corrispondenza prevede ora la replica di Freggia, che premette: «Caro Vincenzo, sai benissimo che menti sapendo di mentire, i pagamenti da quando siete entrati voi in società non sono mai stati effettuati puntualmente; come sai benissimo più di una volta ho dovuto garantire io personalmente affinché fossero pagati gli stipendi ai giocatori altrimenti avremmo preso punti di penalizzazione, e la cosa più brutta che avete fatto è stata quella di pagare con 4/5 mesi di ritardo i dipendenti (padri di famiglia) non tesserati perché tanto con loro non rischiavate la penalizzazione (prova a smentire). E non voglio entrare nel merito di chi ha pagato l’ultima fideiussione (prova a smentire)».

A conferma che i panni sporchi si lavano in piazza, ecco ancora: «Da dopo Gallarate avete riunito un solo cda dicendo che avremmo ripartito le deleghe, ma in quel cda non è stata presa nessuna decisione e quindi è come se quel consiglio non fosse mai stato fatto. Se infatti fosse come dici te come mai le deleghe le hai tutte te e non gli altri membri del cda? È completamente falso che il cda abbia nominato Tambone come responsabile del settore sportivo, quello lo avete fatto di vostra iniziativa. Per il resto ti sei risposto da solo perché praticamente hai ammesso che con una scusa o con un’altra ad oggi tutto quello previsto dal patto di Gallarate non ha avuto seguito. Dopo questa mia lettera non intenderò più dare seguito ai tuoi interventi in quanto non intendo stare a questo tuo gioco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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