Sicurezza
«Per un Pd unito sono pronto a farmi da parte»
Il segretario cittadino: «Dobbiamo organizzarci per le elezioni comunali e il tempo stringe»
PISA. «Uniamo il partito in vista delle elezioni amministrative a Pisa. E se per raggiungere l’obiettivo qualcuno pensa che il sottoscritto possa essere un ostacolo, non ho alcun problema a farmi da parte». Nelle acque del Pd pisano agitate dalle “correnti”, il segretario cittadino Giovanni Viale lancia un sasso per ottenere l’effetto contrario. «anche perché - dice - da ottobre dovremo farci trovare pronti, e senza dare niente per scontato. Sarebbe l’errore più grande».
Viale, siete reduci da un’assemblea comunale del partito: sono iniziate le grandi manovre?
«Siamo partiti da una riflessione più ampia, oltre il territorio. Perché la crisi economica, i fenomeni migratori, il terrorismo hanno effetti anche locali. Dobbiamo inoltre tener conto delle conseguenze che arrivano dal livello nazionale, con i grandi cambiamenti dentro il Pd che trascinano conflittualità. Le recenti amministrative hanno risentito di tutti questi fattori. Il governo Renzi un po’ di scossoni da cambiamento li ha provocati».
Quale lezione avete tratto dai deludenti risultati delle comunali, a cominciare dalla sconfitta di Cascina?
«Ci sono comuni dove abbiamo vinto e altri dove abbiamo perso. Dobbiamo essere consapevoli che non tutto può essere legato al contesto nazionale. L’insegnamento è che anche nelle regioni rosse non si deve niente per scontato».
Ma avete anche cominciato a ragionare concretamente in ottica comunali 2018 a Pisa?
«Sì, ne abbiamo parlato anche all’assemblea di qualche sera fa, tra l’altro a poco meno di un anno dalla mia elezione a segretario cittadino. Ricordo che abbiamo una segreteria costituita chiedendo i nomi ai vari circoli. C’è chi ha aderito e chi, coerentemente al voto in assemblea, ha scelto di non farlo. E’ stata così costituita una segreteria partendo da un atto di apertura verso il territorio. All’interno ci sono persone che non sono renziane e che magari non mi hanno votato. Persone che pensano con la loro testa».
Da SinistraDem è arrivata una critica forte: le decisioni, dicono, vengono prese nelle segrete stanze renziane…
«Mi verrebbe da ridere, se un’affermazione del genere non fosse quasi offensiva verso le varie sensibilità che fanno parte della segreteria. Si vuole davvero credere al fatto che tutti si siano fatti strumentalizzare da un segretario che comunque non si definisce renziano?».
Sotto la sua guida, cosa ha fatto e cosa sta facendo il partito cittadino?
«Qualcosa è stato fatto, senza negare le difficoltà di carattere organizzativo che indubbiamente ci sono. La politica non ha più gli strumenti che aveva prima, ormai siamo al puro volontariato. Ma rispetto allo stallo dei mesi precedenti, lo dico senza polemica, dei passi in avanti sono stati compiuti, anzitutto sforzandoci di consolidare il lavoro di squadra con il gruppo consiliare, sindaco compreso, per affrontare i temi che mano a mano si presentano, dalla movida alle questioni della partecipazione».
Accennava prima alla riorganizzazione dei circoli territoriali: in che direzione?
«E’ stato un lavoro di mesi per rendere partecipi tutte le anime del partito. Sono stati ridisegnati i confini dei circoli alla luce della nuova conformazione dei quartieri della città. L’obiettivo è rivitalizzare i circoli per rivitalizzare il partito. Questo significa mettersi al servizio, non scegliere di mettere un segretario di questa o quella corrente. E ora alla festa di Riglione vogliamo dare una connotazione comunale, con l’aiuto di tutti i parlamentari pisani».
Quali saranno le prossime mosse proprio in ottica amministrative?
«Rinnovare gli organismi direttivi dei circoli per parlare anche ai non iscritti. Valorizzare la partecipazione rilanciando il ruolo dei Ctp. Dobbiamo progettare attraverso l’ascolto la visione del futuro, di come vediamo e vogliamo la città. Ottobre è il tempo limite per organizzare tutto. Ci vogliono energie, tempo, impegno».
Certo che ricompattare il Pd tra le continue polemiche sembra un’impresa…
«Il messaggio chiave è che bisogna ricompattare il Pd in vista del 2018. Dev’essere questo l’impegno di tutti: partito, assessori, consiglieri. Mettendosi tutti in discussione e lasciando da parte le ambizioni personali. Il primo a porsi in discussione sono io».
Spieghi meglio: è pronto a fare un passo indietro?
«Occorre muoversi, parlo in generale, per rendere il campo di questa partita il più praticabile possibile. La seconda parte della staffetta non è detto che debba guidarla io, se questo serve a raggiungere gli obiettivi».
Come può il Pd meglio accreditarsi agli occhi dell’elettorato e di chi non va alle urne?
«Veniamo da quattro mandati caratterizzati da figure fortemente riconoscibili come Fontanelli e Filippeschi, che hanno lasciato un’impronta non indifferente. Non dico che tutto quello che è stato fatto è stato fatto bene, ma questo territorio ha sicuramente visto trasformazioni importanti. Non si può dire che Calambrone e Navicelli siano quelli di prima, c’è un asse centrale riqualificato, i Piuss hanno ricostruito pezzi di città, l’aeroporto ottiene risultati positivi. E quanti alberghi in più di qualità ci sono ora? Infatti, uno degli impegni dev’essere quello di far comprendere cosa abbiamo fatto, e cosa vogliamo fare».
E’ fiducioso che il Pd possa riuscire nell’intento?
«Sì, sono fiducioso. Di segnali positivi ce ne sono stati. Spero ci possa essere un consolidamento a tutti i livelli. Siamo tutti sull’orlo del crepaccio. A forza di dare spinte, poi nel burrone ci finiamo tutti. Siamo in una cordata, legati l’un l’altro».
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