Il Tirreno

Pisa

«Nessun punto d’incontro»

«Nessun punto d’incontro»

Lo scrittore e giornalista si dice contro la costruzione di nuove «fucine di odio»

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PISA. «Noi non possiamo prescindere dal momento storico che stiamo attraversando, viviamo la realtà di una guerra scatenata dal terrorismo islamico globalizzato al punto tale che è diventato in Europa un terrorismo autoctono ed endogeno. Consentire la costruzione di moschee non farebbe altro che aumentare il rischio». Giornalista, scrittore e politico, Magdi Cristiano Allam è uno degli intellettuali che più di altri ha polarizzato il dibattito sull’Islam e l’Occidente. Non tanto per la sua conversione al cattolicesimo, ma per la sua posizione netta nei confronti della confessione musulmana, che proprio dalla Chiesa lo ha addirittura spinto ad allontanarsi: «Ciò che più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa - ha scritto - è il relativismo religioso e la legittimazione dell’Islam come vera religione, di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto».

Allam, dunque per lei questo momento storico è uno dei peggiori per i rapporti fra Occidente e Islam?

«Le moschee sono da sempre fucine di odio. Oggi lo sarebbero anche di più. Gli attentati sono compiuti da terroristi islamici europei, che all'interno dell'Europa massacrano altri cittadini europei. E il nemico non sono le bombe, i kalashnikov e le cinture esplosive, ma il lavaggio del cervello, che trasforma le persone in robot della morte. E questo lavaggio del cervello si basa su ciò che Allah prescrive nel Corano, su ciò che Maometto ha fatto e detto. Un indottrinamento che avviene all'interno delle moschee o attraverso Internet dove si propaganda la guerra santa».

A Pisa, però, dopo gli attacchi di Dacca, la comunità islamica si è fatta vedere in piazza per condannare i jihadisti. Una moschea non potrebbe aiutare ad isolare ancor di più gli estremisti?

«Sono stato musulmano per 56 anni. Nel 2003 da editorialista e inviato di Repubblica partecipai ad una preghiera nella moschea di Roma; all'epoca era la più grande d’Europa, il luogo simbolo dell'Islam istituzionale in Italia. Ebbene, l'imam pronunciò un sermone in cui invocò l'aiuto di Allah per sterminare i nemici dell’Islam. Io riportai fedelmente le sue parole, e il giorno successivo alla pubblicazione l'allora ministro dell'Interno ordinò la sua espulsione dall'Italia. Non parliamo di scantinati o capannoni, ma della moschea riconosciuta dallo Stato»

Ma non saranno tutte così...

«No, è questo il punto: ovunque, nelle moschee si predica ciò che Allah prescrive nel Corano. Possono esserci imam e dei predicatori che filtrano i contenuti delle scritture ma filtrarli significa dissimulare la realtà, mentre laddove abbiamo a che fare con predicatori che applicano letteralmente le prescrizioni delle scritture ci ritroviamo di fronte alla realtà della violenza, all'odio, della morte, che sono connaturati all'Islam».

Ma siamo nel 2016 e anche l’Islam ha trovato una via moderata.

«Lo scorso anno, dopo che a Sousse, in Tunisia, un terrorista approdato via mare, con un kalashnikov massacrò 45 turisti sulla spiaggia prima di essere ucciso, il governo tunisino, dunque di un paese musulmano al 100% e indicato come moderato, ordinò lo stato d'emergenza, ripristinò la pena di morte e ordinò la chiusura di 80 moschee definendole covi del terrorismo. Io dico impariamo dai paesi musulmani moderati».

La legge italiana prevede la libertà di culto...

«Secondo l'articolo 8 della nostra Costituzione, le confessioni hanno pari dignità a due condizioni: che non violino l'ordinamento giuridico dello Stato, e da questo punto di vista i contenuti dell'Islam lo violano in modo flagrante, basti pensare alla pari dignità fra uomo e donna, o alla stessa libertà religiosa, visto che l'Islam sanziona con la condanna a morte l'apostata. Seconda condizione, la religione deve aver stipulato un'intesa con lo Stato, e l'Islam non l'ha mai stipulata. È singolare dunque che operi legittimamente in Italia»

Per lei è anticostituzionale l’Islam, per il sindaco di Pisa lo è il referendum sulla moschea.

«Vorrei dire al sindaco di Pisa che in uno stato di diritto l'integrazione la si fa in un solo modo: rispettando le leggi dello Stato, ottemperando alle regole della civile convivenza e condividendo i valori su cui si fonda la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico cristiane. Non serve altro».

È questo il punto di incontro?

«Non dobbiamo trovare nessun punto di incontro, noi siamo in Italia, e in Italia tutti devono far riferimento alle stesse leggi, alle stesse regole, agli stessi valori. Punto».

Ma pare che lei ritenga il tessuto sociale, culturale, etico di un Paese un corpo cristallizzato, immutabile e impermeabile?

«Le leggi possono cambiare, ma attraverso le istituzioni»

No, scusi, parlava anche di valori…

«La sacralità della vita non può essere oggetto di negoziazione. E neppure principi come la pari dignità tra uomo e donna. Sono fondamentali che sostanziano la nostra umanità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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