Italia
Mobilitazione alla Camera di Commercio
Venerdì assemblea dei dipendenti in occasione della pubblicazione del decreto di riordino del sistema
PISA. Razionalizzazione delle sedi, taglio dei servizi erogati e riduzione del personale. Entra nel vivo la riforma del sistema camerale e, parallelamente, si attiva la mobilitazione dei dipendenti delle Camere di Commercio. Venerdì prossimo, in occasione della pubblicazione del testo definitivo del decreto sul riordino del sistema camerale, i lavoratori delle Camere di Commercio toscane si riuniranno in assemblea (a Pisa è prevista dalle 12 alle 14 nella sede di piazza Vittorio Emanuele) insieme ai rappresentanti istituzionali e dell'impresa per cercare di costruire un'opposizione alla riforma che il governo si appresta a discutere e che, sottolineano Cgil, Cisl e Uil, «suscita enorme preoccupazione per la prevista chiusura della maggior parte dei servizi erogati e la netta riduzione dei posti di lavoro nel settore». «Il governo - accusano i tre sindacati - sforna decreti nel periodo di ferie sperando di passare sotto silenzio operazioni che riducono i servizi pubblici e mettono a rischio i livelli occupazionali». Per la Camera di Commercio di Pisa, da mesi è aperta l'ipotesi di accorpamento con quella di Lucca e Massa Carrara e una spinta definitiva alla “fusione” potrebbe arrivare dalla riforma, che prevede una drastica riduzione delle Camere di Commercio (dalle attuali 105 ne rimarranno solo 60 in tutta Italia); chiusura degli uffici periferici; un taglio del 15% dei dipendenti e, a fusione avvenuta, del 25% dei dipendenti delle funzioni trasversali (uffici del personale e ragioneria). Confermati anche il taglio delle risorse (meno 40% sui diritti camerali per il 2016 e meno 50% per il prossimo anno); la soppressione o l'accorpamento delle aziende speciali; la soppressione delle Unioncamere regionali e una riduzione delle funzioni delle Camere di Commercio. «Per il personale - proseguono le organizzazioni dei lavoratori - non è previsto alcun paracadute: chi verrà dichiarato in esubero potrà ricorrere solo alla mobilità, che in questo caso non vuol dire essere assorbito da un altro ente (come avvenuto per le Province), ma la messa in cassa integrazione per due anni e successivamente il licenziamento. Il personale che rimarrà dipendente del sistema camerale potrà comunque essere spostato in altre sedi, con un aggravio di costi per spostamenti e con una ricaduta pesante sulla qualità della vita». «Una riforma che non preveda innovazioni, implementazioni e un miglioramento dei servizi non può definirsi tale, soprattutto se comporta la riduzione delle sedi e dei lavoratori - concludono i Cobas -. L'intenzione del governo è il “superamento” del sistema camerale, senza però fornire una chiara indicazione di chi andrà a fornire i servizi alle imprese finora elargiti gratuitamente o a prezzi calmierati dalle Camere di Commercio. Quello del governo, è un colpo basso verso il pubblico, i lavoratori e le imprese».(d.r.)
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