Il Tirreno

Pisa

incidenti stradali

«Troppi dubbi sulla morte di Peppe: chi ha visto ci aiuti a scoprire la verità»

di Mario Neri
A sinistra, la moto sull'asfalto di viale D'Annunzio; a destra il finanziere Giuseppe Lanotte
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A sinistra, la moto sull'asfalto di viale D'Annunzio; a destra il finanziere Giuseppe Lanotte

La famiglia del finanziere deceduto a giugno sul viale D’Annunzio cerca testimoni per ricostruire la dinamica dell'incidente

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PISA. Cos’è stato, che cosa hai visto Peppe prima di uscire di strada, cos’ha spezzato la tua corsa verso casa? E c’era qualcuno lì, vicino, che ha assistito al tuo ultimo volo sul viale che ti riportava dal mare? Qualcuno o qualcosa che racconti, spieghi, chiarisca. Perché è strano, proprio tu, sempre attento, circospetto, prudente. Troppo strano. Dove si è dileguata l’ombra che ti è scorsa sulla visiera? Amavi volare con gli elicotteri, appuntato Giuseppe Lanotte, la terra era per te un territorio insidioso, stavi sempre in guardia tu, impossibile ti sia distratto, impossibile sia come dicono in quegli scarni verbali.

Non ci credono mamma e papà, non ci crede tua sorella Raffaella. Tu, finito in un fossato per una distrazione, no Peppe, non si capacitano a Terlizzi e a Barletta, sono venuti su subito. Certo, sono tornati alla Tre Buche dopo il 21 giugno, sul viale D’Annunzio, ma troppo tardi, nessun segno evidente, e quelle poche tracce sono state solo stracci di prove, sfilacciati pezzi di un puzzle ricomposto «troppo in fretta», «non come si doveva» a un ragazzo, felice e promettente finanziere scelto come te. Ne è convinta la sorella, Raffaella Lanotte, non ha resistito: «Siamo i familiari di Giuseppe, cerchiamo i testimoni che hanno visto cosa è successo, vi prego, non ci diamo pace, se qualcuno ci può aiutare a capire la dinamica dell'incidente, si può mettere in contatto con noi, grazie». L’ha scritto in un post, Raffaella, come un messaggio in una bottiglia, un commento alla notizia dell’incidente pubblicata sul sito del giornale. E ora lancia un appello pubblico a chiunque sia stato testimone della tragedia. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, sulla morte di questo giovane arrivato a Pisa nel novembre di due anni fa per lavorare in Finanza, una fidanzata a Torino e i sogni di un trentenne italiano, non ci sono né ombre né dubbi. La sua moto, una Honda Hornet nera, ha sbandato in curva alle Tre Buche ed è uscita di strada facendolo sbattere sulla barriera in metallo. Erano le 17.30 e Lanotte aveva da poco lasciato la spiaggia di Marina. L’impatto con il guard rail è stato fatale. «Morto sul colpo», hanno detto gli inquirenti dopo i rilievi. Per una probabile frattura all’osso del collo. Inutile anche il tentativo di rianimazione dei soccorritori sul corpo disteso sull’asfalto.

«Ci sono troppe falle e troppe incongruenze che non ci convincono - dice Raffaella - Mio padre è stato un agente della polizia stradale per anni. È tornato sul posto, ha provato a ripercorrere la strada, a ricostruire la scena anche grazie alle fotografie pubblicate sui giornali. E mi ha detto: “Raffaella, in vita mia ne ho viste tante, ho fatto mille rilievi, ma questo non lo capisco, non riesco a mettere insieme i pezzi». Certo, il dolore per la perdita di un figlio è uno tsunami, centrifuga pensieri e sentimenti. «Ma noi lamentiamo soprattutto la vaghezza delle informazioni», dice Raffaella. Oggi i Lanotte sanno che a causare la morte non è stata una lesione cervicale. Il rapporto del medico legale ha indicato una frattura costale sinistra, le ossa hanno lesionato cuore e polmoni. «Sul posto c’è stato detto che c’erano molti testimoni, anche una donna, cosa hanno visto? Delle testimonianze non c’è traccia nel rapporto che ci è stato inviato». Quella testimone - dicono i carabinieri - si sarebbe vista superare dal finanziere a «forte velocità. E i primi soccorritori sono stati gli automobilisti che erano dietro al motociclista. Tra questi anche una pattuglia dei carabinieri del litorale e un’altra del nucleo operativo e radiomobile che si stava recando a Marina.

«Ecco, la prima dice di essere stata superata a 60-70 all’ora - continua Raffaella - i segni poi indicano che la moto è scivolata prima della curva, sul rettilineo, e sappiamo che Giuseppe in realtà non è rimasto sul ciglio della strada, il suo corpo è stato sbalzato nel fossato. E da quello che abbiamo saputo, alcuni soccorritori lo avrebbero recuperato nella scarpata e lo avrebbero riportato su per rianimarlo». Non solo. «Non è chiaro se sia scivolato sotto il guard rail oppure se sia stato sbalzato e abbia fatto un volo. Ci sono troppi metri dal luogo dell’impatto a quello in cui è stato ritrovato il corpo. E poi, se davvero andava così veloce, perché la moto è rimasta così vicina? Non so, magari un animale gli ha attraversato la strada, qualcosa lo ha distratto... Per favore chi ha visto qualcosa ci aiuti. Chiediamo solo di sapere». Chiedono solo di ricomportre il puzzle di una vita, di chiudere un cerchio, i cari di Giuseppe Lanotte, e dare un senso alla fine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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