La protesta
Ma Pisa è ai vertici per l’emodinamica
Cisanello, da anni in prima fila nell’impiego degli stent “riassorbibili”, partecipa allo studio mondiale sull’angioplastica
PISA. La ricerca medica sulle malattie del cuore passa per Pisa e per l’ospedale di Cisanello.
Il servizio di emodinamica dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana partecipa infatti al primo studio mondiale per valutare i risultati sull'uso, nell'angioplastica coronarica, degli stent “riassorbibili”.
In Toscana, oltre diecimila sono gli infarti e tremila le angioplastiche all'anno. La tecnica consiste nella dilatazione dell'arteria ristretta con un palloncino. Al suo interno s'inserisce poi una protesi metallica - lo stent appunto - perché mantenga il vaso aperto nel tempo. Un rimedio importante, ma con i rischi di tenere un corpo estraneo all'interno dell'organismo.
Da anni, Pisa è in prima fila nell'impiego degli stent “riassorbibili”, fatti con materiale biologico, simile a quello dei punti di sutura interni dopo un intervento chirurgico. I moderni stent hanno la capacità di sostenere il vaso nelle fasi successive all'angioplastica, rilasciare il farmaco e quindi, in un tempo variabile, scomparire completamente, annullando di fatto il rischio di trombosi tardiva.
La ricerca compie oggi un ulteriore passo avanti per una malattia ancora più complessa e in pazienti più gravi: l'aterosclerosi coronarica diffusa. Come spiega la responsabile del servizio di emodinamica, Anna Sonia Petronio, la novità vuole evitare che questi malati, se trattati con numerosi stent metallici, possano un domani interferire con le tecniche di by-pass coronarico e rendere difficile un eventuale intervento chirurgico sul vaso stesso o dare problemi anche all'uso di tecniche diagnostiche di imaging come la Tac coronarica.
Fondamentale, a questo proposito, è l'attività di ricerca scientifica per valutare sicurezza ed efficacia del Bvs su ampie casistiche di pazienti. Lo studio multicentrico It-Disappears (Italian National Registry on Bioresorbable Vascular Scaffold - Absorb - for Diffuse Coronary Disease), promosso dalla Società Italiana di Cardiologia Invasiva (Gise) e realizzato con il sostegno di Abbott, è un registro osservazionale unico al mondo per valutare i benefici a lungo termine dell'innovativo dispositivo. Ha coinvolto circa 1.000 pazienti affetti da malattia aterosclerotica coronarica, in oltre 50 centri ospedalieri italiani e ha una durata di cinque anni.
«Questi dati sono particolarmente significativi in quanto si riferiscono ad una popolazione molto complessa, quella dei pazienti con lesioni lunghe o con coinvolgimento di più lesioni in più vasi che, se trattati con numerosi stent metallici (i cosiddetti “full metal jacket”), possono un domani interferire con le tecniche di by-pass coronarico e rendere difficile un eventuale intervento chirurgico sul vaso stesso», precisa Anna Sonia Petronio, investigatore principale dello studio presentato a Parigi per la prima volta lo scorso maggio in occasione del Congresso Euro Pcr.
Della stessa équipe fa parte Marco De Carlo, membro del Comitato Scientifico dello studio.
L'angioplastica coronarica è una procedura che ha dimostrato una riduzione della mortalità di circa il 50% nei pazienti con infarto miocardico acuto ed un miglioramento dei sintomi nei pazienti con malattia cronica.
In Italia, si effettuano ogni anno circa 145.000 angioplastiche coronariche, ma la popolazione dei pazienti affetti da malattia coronarica nota o misconosciuta è decisamente maggiore.
Gian Ugo Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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