Il Tirreno

Pisa

«I cascinesi non meritano un sindaco come questo»

di Cristiano Marcacci
 «I cascinesi non meritano un sindaco come questo»

In casa Pd la sconfitta elettorale brucia ancora. Gelli: Ceccardi ha solo sfruttato circostanze negative, tra cui le nostre divisioni. Ora sotto con l’autocritica

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PISA. La ferita di Cascina brucia ancora. Non è stata una semplice scottatura al primo sole estivo. Per il Partito democratico pisano è stata un’ustione di terzo grado, è andata in profondità, ha interessato i centri nervosi. La “ragazzina” in verde Susanna Ceccardi costringe ad ore ed ore di pensatoi e caminetti i vertici provinciali del Pd. Il 2018 (anno delle amministrative di Pisa) può sembrare ancora lontano, ma in realtà non lo è, e se i medici del centrosinistra non indovineranno la terapia c’è il rischio che il paziente peggiori.

Ne è perfettamente consapevole l’onorevole pisano Federico Gelli, il quale, guarda caso, è medico di professione, oltre ad essere deputato, responsabile nazionale Sanità per il Partito Democratico e dal febbraio 2016 presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e identificazione dei migranti.

Onorevole Gelli, ha voglia di ripensare a quanto successo a Cascina?

«Certo, volentieri. Intanto, voglio dire chiaramente che i cittadini di Cascina non si meritano il sindaco che hanno ora. Ma in democrazia succede anche questo. Tutti sanno benissimo che la sua elezione è il frutto della concomitanza di una serie di circostanze negative, tra cui le nostre divisioni interne, che alla fine hanno contribuito a far emergere Ceccardi. Questo ci deve servire da insegnamento per il futuro, affinché scegliamo candidati migliori e comunichiamo meglio alla popolazione il perché delle nostre scelte. Talvolta, com’è stato proprio dimostrato dal voto di Cascina, non è sufficiente una buona amministrazione. Occorre anche relazionarsi maggiormente e più efficacemente con la cittadinanza. Purtroppo, il giudizio negativo su Antonelli e sulla sua amministrazione ha pesato e non siamo riusciti a recuperare il gap con le primarie. Per il Pd i tremila voti andati persi non possono non essere una sconfitta importante. A questi vanno poi aggiunte le quattrocento schede bianche, un atto di sfiducia decisamente allarmante».

Ma non è che alla fine le primarie indeboliscano il partito e le sue possibilità di vincere le elezioni?

«Forse Paganelli è risultato essere un candidato poco competitivo nei confronti di Antonelli, ma con il senno di poi è troppo facile imbastire dei ragionamenti. Le primarie continuo a ritenerle uno strumento fondamentale. Ora il gruppo dirigente del Pd pisano deve imboccare alla svelta la strada dell’autocritica, per capire dove si è sbagliato e dove non sbagliare di nuovo. Questo, ovviamente, può avvenire solo in un clima di unità, senza fazioni interne. Ogniqualvolta viene individuato un candidato, questo dovrà essere di tutti, come non è successo a Cascina. Per quanto riguarda le amministrative di Pisa c’è tutto il tempo per non commettere errori. Attraverso la segreteria comunale devono essere individuati un percorso e un gruppo condivisi che guardino agli interessi della città. Poi, attraverso le primarie, si faranno conoscere programmi e nomi. Sarà una partita più semplice di Cascina, perché a Pisa si riparte da zero, non c’è un sindaco da dover ricandidare».

A proposito di Pisa chi la spaventa di più? La Lega o i grillini?

«Non mi spaventa nessuno. Il centrodestra ormai lo conosciamo: si è polverizzato in tante anime e sono troppe le sue debolezze. I grillini non sfonderanno, anzi, a livello nazionale è sempre più vicina la loro crisi strutturale. Piuttosto, a preoccuparmi siamo noi, le nostre difficoltà a trovare una nuova condivisione. Il confronto è giusto che ci sia ed è naturale che qualcuno si trovi su posizioni diverse (come ad esempio il sottoscritto e l’onorevole Paolo Fontanelli), ma poi deve anche arrivare il momento che la minoranza si renda conto di essere tale e contribuisca in modo costruttivo a parlare di governo e di futuro. Prossimamente, ad esempio, sarà massimo l’impegno sul fronte del Sì al referendum. Spiegheremo bene ai pisani i contenuti della riforma costituzionale attraverso l’allestimento di decine di comitati sul territorio. Non si tratterà infatti di una banale ratifica. Ci sarà invece da decidere se rimanere quello che si è oppure se avviare un processo di maturazione per avere una fabbrica delle leggi più veloce».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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