Finanza
Finte vendite di immobili «Processo per quattro»
Falso in atto pubblico e truffa, tra gli indagati il tributarista pisano Donato Filippi Al centro delle accuse la compravendita di due case attraverso procure speciali
PISA. Tre finte compravendite di immobili al centro dell’ultima inchiesta giudiziaria che riguarda Donato Filippi, 58 anni, tributarista pisano trapiantato a Livorno e soprannominato “il mago delle truffe”, protagonista negli anni di diverse vicissitudini giudiziarie.
L’ultima arrivata a sentenza nel 2014 con una condanna in abbreviato a due anni per truffa, false dichiarazioni, uso dei timbri di tribunali e false fatturazioni ai danni di una settantina di persone.
Stavolta nei guai con Filippi, nell’indagine aperta dalla Procura di Livorno nel 2011, sono finite altre tre persone.
Il nome che fa maggior rumore è quello del notaio Mario Miccoli, 74 anni, presidente tra l’altro del Banco di Lucca e del circolo Fides di scherma. Nei giorni scorsi abbiamo contattato il professionista e il suo avvocato, ma entrambi non hanno voluto commentare l’indagine.
Secondo il pubblico ministero Luca Masini che ha iniziato l’inchiesta prima di passarla al collega Daniele Rosa, al centro delle irregolarità ci sarebbero gli atti pubblici di compravendita firmati nel periodo compreso tra il settembre e il dicembre del 2009 nello studio del notaio livornese che riguardavano tre immobili situati a Pisa: un fondo ad uso magazzino in via Emilia 92, un altro fondo al numero 4 di piazza Rivalto e infine un appartamento al piano rialzato in via Guglielmo Taddei che di fatto era in usufrutto vitalizio alla sorella di Filippi, Maria Gioia.
Ad architettare il raggiro ai danni dei compratori attraverso la falsificazione di procure e atti - secondo la Procura - sarebbe stato Filippi.
La responsabilità di Miccoli invece (indagato in concorso per truffa aggravata, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico e falsità in foglio firmato in bianco) sarebbe stata quella di non verificare la bontà di quegli atti all’Agenzia del Territorio, ufficio di pubblicità immobiliare, dai quali sarebbe risultato il reale intestatario, ad esempio, dell’immobile di via Taddei; ed inoltre di essere a conoscenza della falsità di provenienza del bene e della procura speciale dello stesso immobile consegnategli da Filippi.
È bene chiarire subito che la maggior parte dei capi d’imputazione, sono otto in tutto, risalgono al 2009. E per molti di essi il rischio è che vadano in prescrizione prima che si arrivi al giudizio di primo grado.
Anche perché l’udienza preliminare che era stata fissata la scorsa settimana per chiedere il processo nei confronti dei quattro indagati, è stata rinviata ad ottobre per un problema di notifiche.
«Solo un paio di reati potrebbero non finire in prescrizione», spiega uno degli avvocati che rappresenta le quattro parti offese, persone truffate che hanno comprato i tre immobili e che si sono trovate in mano un pugno di fogli senza valore, nonostante avessero versato decina di migliaia di euro e sottoscritto mutui.
Oltre a Filippi e Miccoli, sono finiti nei guai anche Siriano Sani, 63 anni, residente a Cecina, e Fabio Rossi, 56 anni, anche lui cecinese.
Ad entrambi gli investigatori contestano il concorso nella creazione dell’atto pubblico e della successiva truffa per quello che riguarda le compravendite di via Emilia e piazza Giordano da Rivalto nella qualità rispettivamente di procuratori speciali in due compravendite finite nel mirino della Procura.
@fedelazzotti
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