La manifestazione
Petroni, sequestrate anche le società
Per l’accusa il presidente del Pisa (ora agli arresti) avrebbe sottratto fondi con operazioni illegali. Oggi o lunedì lascerà l’ospedale
PISA. C’erano gli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale a gestire le attività sotto sequestro, ma questo non ha impedito a Petroni (nella foto a destra) di compiere, anche di recente, operazioni finalizzate a sottrarre fondi alle aziende ai danni di erario e creditori privati.
È il nucleo centrale delle accuse di bancarotta patrimoniale e documentale che hanno portato non solo agli arresti domiciliari l’imprenditore e presidente del Pisa. Il provvedimento eseguito dalla Guardia di finanza di Ostia su mandato della Procura romana ha riguardato anche un sequestro preventivo per le società della galassia al cui vertice c’è il patron nerazzurro. Si tratta della Terravision H.R. & Services Srl, e Alivision patrimoni e servizi di Petroni Fabio Sas. Un sequestro con relativa nomina di un amministratore giudiziario per garantire continuità aziendale e posti di lavoro di un gruppo che fattura 35 milioni di euro l’anno.
I sequestri. Sono state sequestrate e affidate a un professionista indicato dal Tribunale le licenze per i trasporti di linea Roma-Ciampino-Fiumicino, Pisa/aeroporto-Firenze e Orio al serio-Milano; conti correnti bancari e altri rapporti finanziari; contratti commerciali e beni aziendali tra cui 29 autobus di linea e 2 auto. Un intervento che, nelle intenzioni della Procura, permette di vincolare i beni a garanzia dei creditori del fallimento.
Crac da 25 milioni di euro. Le indagini e i guai per Petroni nascono con il crac della “Terravision Rome Airport Scarl” il primo febbraio 2013 per un passivo di 25 milioni di euro.
Un filone di inchiesta che nella primavera 2015 ha portato a giudizio l’imprenditore per bancarotta fraudolenta per distrazione. Il processo è alle ultime udienze. Per la Finanza almeno 9,1 milioni di euro anziché prendere la strada di Fisco e Inps sarebbero finiti nella disponibilità di moglie e figlia di Petroni. Contestazioni che sono al centro del dibattimento in corso a Roma.
Cessioni fittizie. Per l’ultimo fronte concluso con arresto e sequestri, i finanzieri guidati dal colonnello Teodoro Gallone sono convinti che «gli amministratori di alcune società si siano sottratti al pagamento di ingenti debiti tributari e previdenziali, attuando manovre elusive volte a rendere sostanzialmente inefficace la procedura di riscossione coattiva. In particolare, la società titolare dei contratti con gli aeroporti, proprietaria anche degli autobus e delle licenze, era stata posta in liquidazione subito dopo aver ceduto a un "testa di legno" l'unico ramo d'azienda produttivo». Dopo il fallimento di febbraio 2013, a settembre i finanzieri hanno iniziando a radiografare la girandola di operazione infragruppo di Petroni con affitti d’azienda, cessioni, chiusure e aperture di società.
«Far sparire i soldi». «La cessione della società titolare dei contratti con gli aeroporti - formalmente sottostimata e mai, peraltro, realmente pagata - era stata effettuata al solo fine di limitare, in capo alla società cedente, la possibilità di essere chiamata in causa sotto il profilo della responsabilità economica solidale, solamente con l'irrisorio valore del ramo d'azienda ceduto» spiega la Guardia di finanza.
I successivi passaggi societari, riconducibili sempre alle stesse persone fisiche «rappresentavano delle manovre elusive e avevano l'esclusivo scopo di fare perdere le tracce delle disponibilità economiche finanziarie su cui era possibile far valere le pretese creditizie». Le condizioni di Petroni. Dopo i problemi cardiaci, il presidente del Pisa tra oggi e lunedì dovrebbe lasciare l’ospedale dove è ricoverato da giorni.
La Finanza gli ha notificato giovedì l’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari contro la quale il legale Cesare Placanica ha già annunciato istanza di revoca.
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