Il Tirreno

Pisa

Bancarotta, agli arresti il presidente del Pisa

di Pietro Barghigiani
Bancarotta, agli arresti il presidente del Pisa

Provvedimento sospeso per il ricovero dell’imprenditore

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PISA. Un problema al cuore, con ricovero in ospedale, lo mette temporaneamente al riparo da un arresto che la Procura di Roma vuole eseguire da almeno tre anni. Con una prima richiesta addirittura di custodia in carcere. Fabio Petroni, 56 anni, presidente del Pisa, imprenditore dei trasporti con la sua creatura Terravision, si è visto respingere l’ultimo ricorso di una serie infinita di sentenze e ordinanze rimbalzate tra Procura, gip, Tribunale del Riesame e Cassazione che dura dal 2013.

Flipper giudiziario. Al termine di questo flipper giudiziario per il patron nerazzurro si è materializzato lo spettro dell’arresto che aleggiava sulla sua attività da tempo: da circa un anno davanti ai giudici romani è sotto un processo per bancarotta fraudolenta per distrazione. Il giudizio è ancora in corso e riguarda il fallimento, dichiarato il primo febbraio 2013, della “Terravision Rome Airport Scarl”.

La misura cautelare ai domiciliari rientra in un contesto di società aperte e cessate, rami d’azienda affittati ad aziende riconducibili alla galassia Terravision, sede legale a Londra, con operazioni finanziarie ritenute dai giudici funzionali a caricare di debiti ditte decotte e far sparire i fondi ai danni dei creditori, anche quelli verso lo Stato.

«Soldi distratti a favore di moglie e figlia». «Sin dal 2006 - si legge nel capo d'imputazione - Petroni e Caserta (Marianna, amministratrice unica della società fallita, ndr) omettevano sistematicamente il versamento di somme dovute a titolo di oneri previdenziali e assistenziali, di imposte e ritenute d'acconto» fino ad accumulare un debito di 9.121.470 euro. Secondo l’accusa i due avrebbero distratto dai conti correnti societari somme versate in favore della figlia e della moglie di Petroni.

Ginepraio legale. A monte dell’arresto c’è una battaglia legale fatta di ricorsi e controricorsi degna di un ginepraio giudiziario. C’è una Procura che vuole arrestare in carcere Petroni, ma il gip dice di no. E allora il pm fa ricorso al Tribunale del Riesame che dicono ancora no alle manette, ma dispone il sequestro della società che opera con il marchio Terravision. Siamo all’ottobre 2014 e la Suprema Corte conferma il sequestro e con una pronuncia successiva accoglie anche la richiesta dei pm dei domiciliari per Petroni.

Gli atti ritornano così al Riesame che decide per l'arresto, nonostante l’incensuratezza dell’imprenditore. Petroni allora impugna l’ordinanza in Cassazione che, ultima tappa di una Via Crucis estenuante, respinge il ricorso e dà il via libera all’arresto che un problema di cuore per ora rimanda nella sua esecuzione ai domiciliari.

Bancarotta per distrazione. Scrive la Cassazione a proposito del fallimento della Terravision Airport Scarl: «Il reato di bancarotta fraudolenta sarebbe stato realizzato da Petroni in concorso con la Caserta, il primo in qualità di amministratore di fatto anche di "Sales & Marketing Scarl" e di "Alivision Transport Scarl", per distrazione dell'attivo di "Terravision", costituito dai rapporti di lavoro con i dipendenti e dal contratto di appalto di servizi concluso con "Alivision Transport" e relativo know how».

Secondo gli ermellini la distrazione sarebbe avvenuta attraverso la stipulazione, da parte di "Terravision", di un contratto di affitto di azienda con la "Sales Marketing".

Schemi finanziari per l’imprenditore, ma che per i giudici diventano schermi con cui occultare i guadagni al fisco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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