La protesta
Al Tirreno disse: il gruppo dà fastidio vogliono farci fallire
«Diamo fastidio, vogliono farci fallire». Era il gennaio 2014 e Fabio Petroni al Tirreno consegnò uno sfogo anticipato dall’acquisto di pagine di giornali per denunciare quella «un’aggressione...
«Diamo fastidio, vogliono farci fallire».
Era il gennaio 2014 e Fabio Petroni al Tirreno consegnò uno sfogo anticipato dall’acquisto di pagine di giornali per denunciare quella «un’aggressione finalizzata a eliminare dal mercato un concorrente temuto».
Era il Tribunale romano, la sezione fallimentare soprattutto, il cruccio dell’imprenditore che all’epoca della sua uscita pubblica veniva accostato alle sorti del Pisa. Un obiettivo raggiunto un paio d’anni dopo.
Lo scontro con una certa magistratura della capitale è un fardello che Petroni si porta dietro da anni. E che, a suo dire, sconta anche nelle vicende societarie. A Perugia (sede competente quando sono coinvolti magistrati romani) il presidente del Pisa tempo addietro presentò un esposto che in 39 pagine metteva in fila tutti gli eventi giudiziari che dal 2005 in poi avevano colpito il suo gruppo.
Secondo Terravision la Procura romana aveva rifiutato senza ragioni valide una proposta di concordato preventivo che avrebbe evitato il fallimento. L'attività della Procura - si legge nell'esposto - ha causato «un incredibile ed incalcolabile nocumento all'attività d'impresa del marchio Terravision» con i magistrati che, stando a quanto scriveva Petroni, sono stati influenzati «dall'attività denigratoria promossa dalla società concorrente Sit» e da un perito. Oltre all'esposto sull'attività dei pm romani, Petroni aveva presentato anche una querela contro il perito e i vertici della Sit. (p.b.)
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