Il Tirreno

Pisa

Truffe del lusso a Camp Darby: ex carabiniere a processo

Federico Lazzotti
Il Palazzo di Giustizia di Pisa
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Il Palazzo di Giustizia di Pisa

Livorno, il brigadiere era in servizio nella base militare e offriva a colleghi e amici auto e orologi a saldo. Merce mai consegnata, “buco” di mezzo milione di euro

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PISA. L’affare che proponeva con maggiore frequenza ai colleghi carabinieri di Camp Darby, ma negli anni anche ai loro amici e parenti, era quello che riguardava l’acquisto tramite una società di import export, di un Suv Audi modello Q5 a un prezzo compreso - a seconda del “cliente” - tra i 15 mila e i 28 mila euro, in pratica la metà del costo di listino.

Ma la presunta “truffa del lusso” da parte del carabinieri-affarista all’interno della base militare americana dislocata lungo la strada Aurelia, tra Pisa e Livorno, comprendeva anche orologi Rolex, Cartier e Mont Blanc, moto Bmw, pianoforte Yamaha, elettrodomestici vari, iPhone, e altre autovetture: Chrysler Grand Voyager, Audi A1, Porsche Carrera 911, Bmw X1 e Ford Raptor. Peccato che le vittime del raggiro, nonostante i pagamenti spesso effettuati anche attraverso bonifici bancari e assegni, oltre che attraverso contanti, quegli acquisti non li abbiano mai visti. Tanto da essere costretti a rivolgersi alla Procura della Repubblica di Pisa.

Ora l’accusa nei confronti di Pietro Fileccia, 56 anni, ex brigadiere dei carabinieri del Setaf di Pisa e residente a Torre del Lago, è quella di truffa. Secondo il pubblico ministero Paola Rizzo, il militare per il quale è stata chiesta la citazione diretta a giudizio, si è intascato tra il luglio del 2011 e il febbraio del 2014 quasi mezzo milione di euro, 419 mila euro e spiccioli per la precisione. Soldi versati da una quindicina di persone residenti tra Livorno, Pisa, Potenza, Verona, Sassari, Viareggio e Rosignano Marittimo.

«Ma in corso al Tribunale di Pisa - spiega uno degli avvocati che rappresentano i militari raggirati - c’è un altro procedimento aperto nei confronti dello stesso imputato che ora è a dibattimento». Il sistema che è stato ricostruito in questo secondo filone di indagine, si ripete negli otto diversi capiti d’imputazione di cui il militare - congedato dall’Arma di recente - dovrà rispondere al processo (prima udienza il prossimo 20 di ottobre) nel quale sarà difeso dall’avvocato Enzo Frediani. Prima di raccontare del raggiro, è necessario fare un premessa che di fatto fa parte del piano. Perché per avere la fiducia dei colleghi che a loro volta lo presentavano ad amici e parenti, l’imputato faceva effettivamente fare degli affari ai suoi conoscenti.

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Ma durante le prime compravendite, la cifra in ballo era di minore entità. Quando poi la posta si alzava, ecco che si sarebbe consumata la truffa. Come tra il maggio e il settembre 2012 quando - secondo l’accusa - l’allora brigadiere in servizio, sfruttando i rapporti di familiarità con un collega che ne ha garantito l’affidabilità a parenti e amici, ha proposto loro l’acquisto delle di tre auto, sempre Q5 dell’Audi. Il prezzo nelle tre diverse occasioni variava tra 15 mila e i 28 mila euro. L’intermediario dell’affare sarebbe stata una fantomatica società di import-export tedesca che però, solo successivamente, si è scoperto essere inesistente. I soldi però - secondo le tre persone raggirate - sarebbero stati versati al militare.

«Per due anni - hanno raccontato  le vittime della presunta truffa - ci ha inventato delle scuse». Tanto che è stato il collega dell’imputato che aveva proposto l’affare a parenti e amici a risarcire di tasca propria, per 98 mila euro, le persone raggirate. Sempre tra la primavera e l’estate del 2012 è andato in scena un nuovo capitolo del maxi raggiro. Stavolta il cinquantaseienne si è appoggiato a un altro collega che a sua volta lo ha presentato ad amici e conoscenti convinto di proporre un affare. Tra i truffati, in questo caso, anche un agente della squadra mobile di Pisa al quale l’imputato ha promesso l’acquisto di una Porsche Carrera e di due Bmw X1 per la cifra complessiva di poco superiore ai 130 mila euro. Ma anche in questo caso della consegna delle vetture nemmeno l’ombra.

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