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Pisa

Tentato omicidio, pena ridotta a fantino

Tentato omicidio, pena ridotta a fantino

In primo grado prese 8 anni, la Cassazione conferma i 4 dell’Appello. Aveva investito in auto un artiere

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PISA. Pena dimezzata in Appello e confermata in Cassazione per un fantino condannato per il tentato omicidio di un artiere. Dagli 8 anni in abbreviato inflitti nel febbraio 2012 dal gup del Tribunale di Pisa, ai 4 anni in secondo grado ribaditi dalla Suprema Corte con il no al ricorso presentato da Salvatore Tarascio, 27 anni, il fantino che il 23 gennaio 2011 in auto aveva speronato e fatto cadere un artiere polacco in ciclomotore con cui aveva litigato poco prima. Prima la Corte dell’Appello e poi la Cassazione, al contrario del gup pisano, avevano escluso la premeditazione. Di qui la riduzione della condanna da 8 a 4 anni.

Tarascio si è visto condannare con sentenza definitiva per il tentato omicidio di Pawel Nowotka, artiere polacco, tamponato con violenza dalla Fiat Punto del 27enne durante un inseguimento.

I due giovani - all’epoca dei fatti appartenenti a diverse scuderie pisane - avevano avuto alcuni scontri. In un episodio Tarascio aveva picchiato un amico di Nowotka che, due giorni dopo, si era vendicato. Tarascio aveva promesso che gliela avrebbe fatta pagare. La sera del fatto, i due giovani avevano avuto un diverbio al telefono. Era in un ristorante centro gli amici dell’artiere quando lo avevano visto salire sul suo ciclomotore ed allontanarsi per andare all'incontro con Tarascio. Lo avevano scongiurato di non andare, ma il polacco non li aveva ascoltati. I tre amici mentre stavano salendo sulla loro auto per intervenire, avevano visto passare la Fiat Punto bianca di Tarascio che, a tutta velocità, stava andando nella stessa direzione presa dal ciclomotore. Sentiti dalla polizia dopo l’incidente dissero che l'avevano visto urtare con violenza il ciclomotore in maniera assolutamente intenzionale.

«Volevo solo spaventarlo» disse Tarascio al momento dell’arresto dopo aver provocato il fuori strada dell’artiere ricoverato in ospedale in prognosi riservata.

Per la Suprema Corte si è trattato di «un investimento volontario operato dal conducente di un'autovettura con lo scopo di provocare la caduta a terra del conducente del ciclomotore investito». La Punto era arrivata a raggiungere i 120 km/h e sull’asfalto la polizia municipale, durante i rilievi dell’incidente, aveva registrato l’assenza di qualsiasi frenata. Una lite per dissapori personali sfociata in un’aggressione che aveva portato in ospedale la vittima dell’assalto e in carcere l’autore. Che ora è stato condannato, con sentenza passato in giudicato, a 4 anni per tentato omicidio.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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