Il Tirreno

Pisa

Scontro istituzionale Macelloni “minaccia” il Comune di Pisa

di Cristiano Marcacci
Scontro istituzionale Macelloni “minaccia” il Comune di Pisa

Da otto anni attende che gli vengano pagati oltre 16mila euro per una sentenza del Tar che condannò Palazzo Gambacorti

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PISA. È dal 2008 che aspetta. Otto lunghi anni, durante i quali la pazienza può davvero arrivare agli sgoccioli. E Renzo Macelloni, attuale sindaco Pd del Comune di Peccioli ed ex patron della Belvedere (società proprietaria della mega discarica di Legoli), è infatti sul punto di perderla definitivamente. Nei giorni scorsi ha preso carta e penna e ha scritto una dura lettera al suo omologo pisano (anch’egli Pd) Marco Filippeschi, in cui minaccia di denunciare alla Procura della Repubblica il Comune della Torre Pendente per gravi omissioni amministrative. La missiva firmata dal primo cittadino dell’Alta Valdera segue di poche settimane quella inviata dagli avvocati di Macelloni, Giovanna Monaco e Luisa Bedini. Sempre a Filippeschi e sempre per le stesse ragioni. L’amministrazione comunale pisana continua a risultare inadempiente rispetto ad una sentenza del Tar risalente appunto al 2008. In quell’anno il Tribunale Amministrativo Regionale condannò il Comune di Pisa al pagamento di oltre 16mila euro nei confronti di Macelloni, il quale però non ha ancora visto nemmeno un centesimo. Nonostante si tratti di soldi che allo stesso Macelloni furono chiesti (e che lui stessò all’epoca pagò) dal Comune di Pisa nel lontano 1994, quando l’attuale sindaco di Peccioli era dipendente dell’ente pisano come maestro elementare. Allora, Macelloni bollò il provvedimento contro di lui come una montatura politica e ottenne l'annullamento della delibera del 12 luglio 1994 con cui l'amministrazione datrice di lavoro (cioè il Comune di Pisa) gli aveva inflitto la sanzione disciplinare della sospensione per sei mesi dalla qualifica e dallo stipendio per non aver fornito puntuale documentazione dei permessi chiesti per assolvere al mandato di sindaco del Comune di Peccioli.

La vicenda rischiò di avere ripercussioni anche sul percorso politico di Macelloni, che pure non si dimise dalla carica di sindaco. Spiegando di aver usufruito dei permessi riconosciuti dalla legge numero 816/85 e dal decreto 8/93 per i lavoratori eletti nelle giunte comunali e provinciali, nel ricorso al Tar evidenziò tutti i vari passaggi della vicenda, compreso quello di aver ottemperato all'invito a documentare le sue attività inerenti l'incarico di amministratore pubblico che gli erano state richieste dal Comune di Pisa e di aver fornito adeguata giustificazione dei propri impegni istituzionali. Passarono anni e anni e dopo tante schermaglie il Tar dette ragione a Macelloni, annullando i provvedimenti del Comune di Pisa e ordinando che la sentenza fosse eseguita. Ma nessuno ha mai eseguito nulla. E Macelloni continua a chiedere, legittimamente, i suoi 16mila euro e spiccioli, «sulla base – afferma – di un provvedimento disciplinare che si è rivelato persecutorio e infondato». «Dopo molti miei tentativi e promesse del Comune di raggiungere una soluzione bonaria andati a vuoto – scrive Macelloni nella lettera inviata a Filippeschi e al segretario generale Marzia Venturi (e per conoscenza agli assessori al personale e al bilancio, rispettivamente Federico Eligi e Andrea Serfogli) – ho deciso di presentare un’istanza di accesso agli atti trasmessa per Pec con l’intento dichiarato di “acquisire la documentazione sia al fine di esperire azioni giudiziarie per la restituzione della somma dovutami, sia per far valere le responsabilità omissive e a titolo di danno erariale dei competenti organi ed uffici comunali”. Anche questa richiesta formale, trascorsi i termini previsti dalla legge, non ha avuto alcuna risposta. A questo punto mi rimangono tre possibilità, che in mancanza di soluzione tempestiva del problema provvederò a mettere in campo: nuovo ricorso al Tar per rispetto dell’istanza di accesso agli atti; richiesta formale di indagine da parte della Corte dei Conti, per accertare la responsabilità di danni erariali; denuncia alla Procura della Repubblica chiedendo un’indagine sui profili penali dell’omissione amministrativa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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