Il dolore
Violenza sessuale su due bimbe, condannato a otto anni
Pisa, concluso il processo di primo grado nei confronti di un uomo di 85 anni. La scoperta fatta dalla coppia alla quale le minori erano state affidate
PISA. Certe volte anche un bacio d'amore può aprire una voragine. «Ah lo fate anche voi, lo faceva anche la mamma con quel vecchio». Quale vecchio? Come? Cosa dici, piccola? Certe volte anche un bacio è come un’onda, come il mare che cresce, travolge e poi sfrigola mentre si ritira mostrando i relitti finiti alla deriva. «Quel vecchio ci baciava anche noi quando lei non c'era, e ci portava sul letto, e ci toccava nelle parti intime. E io dopo stavo male, sentivo un dolore alla pancia». Un bacio, è bastato un bacio sulle bocche dei genitori affidatari ed è stato uno tsunami, una risacca di dolori, ferite, traumi rimasti inespressi, nascosti. È bastato un bacio per scatenare un naufragio di sofferenza.
Ma è stato anche l'unico modo con cui due bambine di 4 e 6 anni sono riuscite a raccontare la loro storia di abusi, quelle a cui le ha costrette per due anni consecutivi, Romolo Fagiolini, 85 enne residente in provincia di Pisa condannato ieri in primo grado a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su minori. Primo grado, ha optato per il giudizio abbreviato quest'uomo che alle spalle aveva già una condanna «irrevocabile» a due anni rimediata per lo stesso reato nel 2010 ma scivolata via grazie alla condizionale.
Una sentenza «soddisfacente», dicono in procura, cosiderato che la formula ha consentito all’imputato di usufruire di uno sconto di un terzo della pena. Il pm Miriam Romano aveva chiesto 10 anni, il gup Giulio Cesare Cipolletta ne accorda due in meno. Ma per chi ha condotto le indagini resta comunque il segno amaro di una storia oscura. Insieme ad assistenti sociali e genitori affidatari delle due bambine, l’accusa dovrà sopportare la beffa di non poter assicurare il colpevole alla prigione. Troppo vecchio per poter sopportare la galera, secondo la legge italiana. «Dobbiamo ancora vedere le motivazioni - dice il legale dell'uomo Silvia Morelli - ma impugneremo la sentenza».
Le violenze di Fagiolini iniziano nel 2012 e proseguono per due anni, fino al 2014, quando le bambine vengono sottratte alla potestà dei genitori. Il contesto sociale e familiare in cui vivono non consente alternative. Un padre «inadeguato», sbandato, con problemi di lavoro, spesso assente da casa, distante. E una mamma in crisi, fragile, in bilico, assillata dai problemi economici, catturata dal gioco d'azzardo, ludopatica e dunque sempre al verde, costretta ad arrangiarsi con mille espedienti, a volte perfino a scelte estreme, come concedersi ad un anziano in cambio di soldi pur di sopravvivere e far sopravvivere le figlie. Una mamma distratta, svagata, ma anche confusa, per un lutto gravissimo subito da poco tempo, tramortita dal dolore, smarrita, tanto da lasciare le due bambine da sole con un anziano di cui non conosce quasi nulla.
Nemmeno quando lo scopre sul letto di camera con le figlie e lo sorprende mentre le sta abusando riesce a denunciarlo. Lo allontana, ci interrompe ogni rapporto, ma non lancia nessun allarme. È troppo spaventata. Teme ritorsioni e di perdere le piccole. «Avevo troppa paura che me le togliessero», ha testimoniato davanti al giudice.
E così è stato. A giugno 2014 le bambine vengono affidate a una nuova famiglia. Ma nel frattempo è rimasto segreto e latente per due anni il gorgo psicologico e fisico in cui Fagiolini ha precipitato due minori. Finché loro non si sono trovate a chiacchierare con i genitori affidatari, a cui il tribunale dei minori aveva assegnato il compito di provare a far riprendere il verso giusto alle loro vite. È bastato che vedessero un bacio, quella frase, «lo faceva anche il vecchio», poi le domande degli adulti e le bambine hanno raccontato tutto spontaneamente. Da lì sono partite la denuncia alla procura e quella al tribunale dei minori. Le piccole fin da subito tradiscono disturbi psicologici, piccole grandi falle comportamentali.
L'incidente probatorio apre un abisso. Una sola delle due, la più grande - stabiliscono i periti - è in grado di testimoniare, riesce a percepire il confine fra male e bene, fra reale e immaginario. Sull'"io" della più piccola i traumi hanno scavato troppo in profondità, quell'uomo che la sorella grande racconta «senza denti, sempre muto, con l'alito che puzza» ha provocato per la piccina un deficit cognitivo permanente, un lieve ritardo mentale, compensabile forse con la riabilitazione e il sostegno degli psicologi, ma incancellabile. Nella mente di queste bambine - dicono i referti - i baci non saranno soltanto baci ma naufragi.
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