Toscana
Pisa, serie B in bilico: ecco perché la Covisoc ha bocciato la fidejussione
Il documento presentato dalla società nerazzurra non è stato ritenuto conforme soprattutto per due motivi. Ora è corsa contro il tempo per sanare
PISA. «Il Pisa non può essere iscritto (per ora) al campionato di serie B», tuona la Covisoc. «Già fatto ricorso, saremo in regola», la replica di Fabio Petroni, presidente della società nerazzurra. Una giornata di montagne russe per la città. Spaventatissima, poi rassicurata, comunque guardinga. In attesa di certezze, al di là delle parole del patron. Tutto è legato alla fidejussione di 800.000 euro (essenziale per l’iscrizione) ritenuta irregolare dalla Covisoc ed ottenuta dal club nerazzurro attraverso un broker assicurativo bulgaro, lo stesso a cui si sono rivolti la Lucchese e la Paganese (club alle prese con gli stessi problemi).
I TEMPI PER SANARE
Ora c’è tempo fino a venerdì per sistemare la pratica, sanare la posizione e quindi scongiurare l’ipotesi tragica della cancellazione. Nel caso la vicenda venga risolta, comunque, il Pisa rischia un punto di penalizzazione, così come l’anno scorso quando la fidejussione venne presentata in ritardo.
Il comunicato del Pisa arriva subito dopo pranzo, ma già dalla mattina Petroni ed i suoi collaboratori erano al lavoro per porre rimedio ad un problema che rimette in discussione la prossima stagione. Comunicato stringato, ma molto chiaro: «Ac Pisa 1909 ha ricevuto comunicazione negativa da parte della Covisoc in merito ai requisiti richiesti per l’ottenimento della Licenza Nazionale necessaria per l’ammissione al campionato di serie B. Il parere negativo riguarda un mero vizio di forma relativo alla fideiussione richiesta. Nei termini previsti dalla normativa federale (il ricorso da depositare entro le ore 19 di venerdì 15 luglio) la società provvederà a regolarizzare la propria posizione».
I MOTIVI DELLA BOCCIATURA
Il ricorso è già stato presentato, affidato all’avvocato Mattia Grassani. Il documento presentato dal Pisa non è stato ritenuto valido da parte dell’organo federale chiamato a decidere sulla regolarità degli atti che ogni società deve presentare per partecipare ai rispettivi campionati. La società nerazzurra alla scadenza del 30 giugno non ha depositato la fidejussione originale, ma una copia certificata inviata dal broker bulgaro.
L’originale, con relativa traduzione in italiano, è stato portato alla Lega di serie B nei giorni successivi. Due, secondo le indiscrezioni, i problemi emersi: pezzi di traduzione che non tornano rispetto a quanto è necessario dichiarare e differenze nell’invio di pagamenti tra filiale italiana ed estera.
SI MUOVE ANCHE IL COMUNE
Petroni in serata, durante la presentazione dei sei acquisti al B&B di Ospedaletto, ha usato parole rassicuranti: «Per noi la fidejussione bulgara è ok. Solo vizi di forma rimediabili. Comunque è pronta un’altra fidejussione. I tifosi possono stare tranquilli: siamo in B». E ora cosa succede? Il Pisa sta lavorando, ancora una volta con il fiatone, per provare a presentare una nuova fidejussione entro il termine del ricorso. Si è mossa anche l’amministrazione comunale, a cominciare dal sindaco Marco Filippeschi. Sono stati chiamati alcuni imprenditori pisani per dare una mano. La fidejussione ha un costo contenuto, ma comunque devono essere date garanzie per 800mila euro. Britaly, la società di Petroni, è in Inghilterra, a Londra, e le procedure sono più complesse. Oggi sarà il giorno della verità.
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