Il Tirreno

Pisa

Dopo la lite col vicino, il calvario per le ferite

Dopo la lite col vicino, il calvario per le ferite

In tribunale l’aggressore è obbligato a pagare una provvisionale di ventimila euro alla vittima

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PISA. Una lite banale può uccidere, è successo ieri a Viareggio. Una lite banale può lasciare segni indelebili, stravolgerci la vita, sprofondarla nell’infermità, è successo quattro anni fa a Pisa. Una porta sbattuta, un diverbio in giardino, una spinta e la testa che sbatte sulla pietra. È successo a novembre del 2013. Vittima un uomo di 47 anni, muratore, carnefice involontario un uomo della stessa età che ieri il gup Giulio Cesare Cipolletta ha condannato a un mese di reclusione e al pagamento 20mila euro di provvisionale per i danni causati all’uomo che aveva fatto cadere procurandogli una lesione cerebrale.

Nel dispositivo letto al termine del rito abbreviato, il giudice accorda le attenuante generiche prevalenti e derubrica il reato contestato dal pm Miriam Romano (lesioni volontarie aggravate) in lesioni colpose.

Era nato tutto per un banale disguido. Quello che per l’accusa è stato l’aggressore è appena uscito dall’appartamento della madre che è andato a trovare, ha sceso le scale e uscendo, sbatte il portone del condominio. Per il condomino del piano terra è quasi una costante insopportabile. Ogni volta che qualcuno sbatte la porta, le mura di casa tremano. Non lo sopporta, così esce in giardino e chiede all’uomo appena uscito di fare attenzione. «Che bisogno c’è di sbattere così, non potresti avere più rispetto», dice. Ne nasce una discussione, che prosegue fino all’auto del figlio della signora del piano di sopra. Qui le testimonianze - fra accusa e difesa - divergono. Secondo la difesa dell’imputato è il condomino del piano terra aggredire per primo, e la spinta è solo una reazione. E a far perdere l’equilibrio alla vittima sarebbe stato un malore. Secondo l’accusa e secondo Beatrice Bottai, legale di parte civile, le cose vanno in un altro modo. C’è anche la testimonianza della moglie, che vede dalla finestra un uomo che sta puntando il dito contro il marito, esce per andare a vedere che succede e assiste ad una aggressione a tradimento. «Ho chiesto a mio marito cosa stesse succedendo, lui si è girato e l’altro ne ha approfittato e lo ha spinto a terra», ha raccontato la donna davanti al giudice. Una spinta data però senza la volontà di fare male, ha stabilito il giudice.

Una spinta fatale. «Purtroppo - dice Bottai - il mio assistito ha subito un intervento chirurgico molto importante che ha comportato l’asportazione di una porzione di cervello dal lobo frontale destro causando un danno stimato da una perizia di parte del 40% di invalidità. Il mio assisteva faceva il muratore e non può più lavorare, o almeno non può più svolgere attività troppo faticose o che richiedano concentrazione. È chiaro che le conseguenza sono molto gravi».

Adesso, con tutta probabilità, la causa si sposterà in sede civile. «Dobbiamo vedere le motivazioni - dice l’avvocato Francesco Agostinelli, difensore dell’uomo condannato per lesioni colpose - Ma la sentenza ci soddisfa, è stato riconosciuto che non c’è stato dolo né volontarietà. Anche se noi sosteniamo che a scatenare la lite sia stata proprio un’aggressione dell’uomo che è caduto».

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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