Il Tirreno

Pisa

Bimba morta in baracca, indagata la madre

Pietro Barghigiani
La baracca dove è morta la bimba e Tonino Krstic accusato di averla uccisa
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La baracca dove è morta la bimba e Tonino Krstic accusato di averla uccisa

Avrebbe dovuto proteggere la piccola Samantha che veniva percossa ripetutamente dal suo compagno ora in carcere

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PISA. Maltrattamenti in famiglia per omissione. Avrebbe potuto e dovuto proteggere la bimba dalle botte del patrigno, ma non lo ha fatto lasciando che nel corso del tempo le lesioni procurate dal suo compagno alla piccina diventassero così ripetute e violente al punto da provocarne la morte. È il senso della contestazione mossa dalla Procura a Juana Francisca De Olmo, 30 anni, dominicana, mamma di Samantha, la piccola trovata morta nel pomeriggio del 27 aprile sul pavimento di una baracca a Calambrone. La donna, nel frattempo ritornata a Rapallo dal marito e padre della bimba e di un altro figlio avuto nel corso del matrimonio, è stata iscritta sul registro degli indagati per quello che non avrebbe fatto nella tutela della bambina, un angelo di 3 anni volato in cielo per le botte rifilate da Tonino Krstic, 31enne serbo, stando a quanto chiarito nella consulenza del medico legale Alessandro Bassi Luciani. Il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni ha deciso di indagare la mamma di Samantha - assistita d'ufficio dall'avvocato Marco Meoli - dopo la lettura del materiale inviato da Bassi Luciani.

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Il contesto degradato in cui viveva la coppia - la donna aspetta un figlio da Krstic - non era l'unico affronto all'innocenza della piccola. L'autopsia ha stabilito che le lesioni interne e i segni delle percosse, anche in testa, andavano avanti da mesi. Di qui l'accusa a Krstic di maltrattamenti aggravati, anche nei confronti della compagna, ripetuti nel tempo al punto da causare il decesso di Samantha. Un reato che il codice penale punisce con una pena dai 12 ai 24 anni. Se la piccola, come dice l'autopsia, veniva picchiata in modo sistematico dal serbo, la mamma non poteva voltarsi dall'altra parte. Aveva un obbligo giuridico, per non parlare di quello morale, di tutelare la sua bimba. In alcune occasioni ha dimostrato di poter andarsene, ritornando a Rapallo dal papà della piccina.

Poi, però, ha rimesso piede nella baracca sul viale del Tirreno. Ignorare da madre un pericolo evidente per una figlia minorenne fa scattare il codice penale. Che la donna vivesse nel terrore del compagno serbo è ormai un dato acquisito a ogni livello. Dal rifiuto di denunciarlo dopo le botte prese la scorsa estate ai segni sul volto che lei e la bambina portavano come stigma di un calvario domestico. La mamma, nella duplice condizione di testimone e vittima delle angherie di Tonino, è indagata per aver abdicato al ruolo che, prima della legge, la natura affida a chi mette al mondo dei figli. L'iscrizione sul registro degli indagati di Juana rende inutilizzabili le sue dichiarazioni contro il compagno. Ora dovrà essere interrogata di nuovo, ma non più come parte offesa o persona informata sui fatti: come indagata. E se confermerà le accuse contro Krstic, la Procura gli chiederà conto di una serie di mancati comportamenti. Perché non si è curata dello stato di salute della bimba? Perché non ha chiamato un medico? Perché non ha chiesto aiuto, se non per lei almeno per la sua bambina, al marito e padre di Samantha? Juana era terrorizzata del compagno.

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Quel tragico pomeriggio di mercoledì 27 aprile, si legge nel verbale di arresto, "a seguito del malore occorso alla minore, Krstic dopo aver picchiato sia la piccola che la compagna, minacciava quest'ultima di ammazzare entrambe e di seppellirle qualora non fosse riuscita a rianimarla, intimando alla donna di riferire alle forze dell'ordine che sarebbero intervenute che egli le aveva dato solo alcuni schiaffi al fine di rianimarla. Ordine che la vittima raccoglieva tanto da rimanere in silenzio dinanzi alla polizia giudiziaria intervenuta sulla scena del crimine". La mamma di quello scricciolo ormai senza vita è rimasta in silenzio davanti ai carabinieri. Lo stesso silenzio che durava da almeno un anno. Anche quando assistiva alle angherie sulla figlia, spesso alzata da terra per i capelli dal compagno in carcere dal 28 aprile.

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