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«Ma che sposti? Meglio la guerra ai minimarket»

«Ma che sposti? Meglio la guerra ai minimarket»

I commercianti freddi sull’idea di Filippeschi E al prefetto: ora serve l’ordinanza anti-alcol

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PISA. «Prima di pensare a decentrare la movida attraverso l'individuazione di aree alternative dove realizzare eventi e spettacoli, pensiamo a gestire la situazione attuale sempre più fuori controllo. Come? Incominciando con il divieto di vendita da asporto di alcolici, ordinanza che giace nei cassetti da troppo tempo». È il direttore di Confesercenti Toscana Nord Marco Sbrana ad intervenire ancora una volta sul problema delle degenerazioni della movida nel centro storico, prendendo questa volta spunto dalla proposta di Palazzo Gambacorti individuare aree alternative per il divertimento notturno.

E quello di Sbrana, oltre che un richiamo al sindaco Marco Filippeschi, sembra anche un affondo diretto al prefetto Attilio Visconti. Da lui l’associazione si aspetta da tempo l’ordinanza di vendita di alcol da asporto in vetro. Ma al Comune dice: «Siamo tornati alle proposte che facevano parte di un protocollo che le associazioni di categoria - spiega Sbrana - avevano firmato alcuni anni fa con l'allora prefetto Francesco Tagliente. Protocollo che prevedeva, tra l'altro, l'organizzazione di eventi serali in aree alternative al centro storico. Noi avevamo raccolto quell'invito con due serate speciali nell'area sportiva del Cus Pisa in via Napoli. Eventi che vedevano coinvolti anche gli imprenditori del centro storico, che si occuparono della parte della somministrazione di cibi e bevande. Un appuntamento analogo fu anche promosso nell'area della darsena - ricorda ancora il direttore di Confesercenti - trovando però una serie di paletti da parte dell'amministrazione comunale». Secondo Sbrana spostare la movida, provare a diluirla in più punti, è possibile, ma serve una strategia complessiva. «Non si può pensare che mettendo musica alla Cittadella, tutti coloro che occupano, e spesso maltrattano, piazza Cavalieri si spostino d'incanto: occorre abituare la movida ad eventi alternativi. Mettiamoci subito attorno ad un tavolo per capire come ottenere risultati concreti da questa strategia, pianificando iniziative di spessore. Ad esempio per il periodo estivo si potrebbe coinvolgere il litorale, semplificando i molti divieti e paletti».

Ma poi, decentrando la movida, davvero il centro storico tornerebbe tranquillo? «Altro che decentrare la movida, dobbiamo salvare Pisa dagli illegali», si inalbera il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli. «Noi siamo favorevoli alla movida e allo stesso tempo profondamente contrari al decentramento della stessa fuori dal centro. Movida vuol dire godere e vivere bene una città, fermo restando il rispetto delle regole e adottando comportamenti civili. Movida è un motivo di grande appeal turistico in molte località, è sinonimo di dinamismo e stile di vita positivo gradito da italiani e stranieri, cittadini e turisti. Pensare di spostarla dal centro vuol dire danneggiare pesantemente il centro storico di Pisa e le tante attività regolari che vi gravitano, significa abbandonarlo ancora di più a degrado, micro-criminalità, abusivismo commerciale, spaccio di alcolici e una sempre più diffusa desolazione, in un circolo vizioso che sembra non avere fine, come dimostrano piazza e strade del tutto prive di locali in preda al degrado più assoluto». Pieragno li definisce quelle di Filippeschi «pseudo-soluzioni», dunque «è necessaria una guerra senza quartiere a tutti questi professionisti dell'illegalità, che smerciano alcol «acquistandolo nei minimarket violando le leggi in barba agli imprenditori onesti». Insomma, quello Pieragnoli sembra chiedere al Comune di dichiarare guerra ai minimarket. Sono loro i benzinai della mala movida, ma meno incline ad accettare limitazioni troppo stringenti per i locali «regolari». E sulla battaglia contro i negozi spesso gestiti da stranieri è d’accordo anche Sbrana: «Secondo noi, no. Bisogna quindi, da subito, rendere la vita difficile a chi vuole rimanere in centro, nelle ore notturne, a dispetto delle regole. Regole che adesso non ci sono, a cominciare dalla vendita degli alcolici da asporto». Ci si sorprende delle bottiglie abbandonate sulle spallette? «Perché non vietarlo come fu fatto negli anni passati con una ordinanza del prefetto? Sarebbe un primo segnale da aggiungere alla lotta dura all'abusivismo commerciale - conclude il direttore di Confesercenti Toscana Nord - Ogni settimana assistiamo al bollettino con cui le forze dell’ordine annunciano i sequestri dei borsoni in strada. Bene i sequestri, ma intanto i venditori tornano indisturbati. Qualcuno si inalbera se proponiamo soluzioni estreme, ma non vediamo proposte alternative vere. Quella del Comune, almeno, è solo un punto di partenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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